Maria José ci parla del suo incontro con il consorte nella clinica di Londra – “Ha una tale forza d’animo che i medici non capiscono se soffre o no” – Perché i figli dell’ex sovrano non si sono recati al suo capezzale – Troppe voci sulla natura della malattia
Corrispondenza di GIAMPIERO ROLANDI

Cascais (Portogallo). Umberto di Savoia in una recentissima immagine inedita che lo ritrae a Villa Italia davanti ad un grande quadro di Maria José. Tranne pochi poche settimane fa nessuno era al corrente della malattia che affliggeva il Sovrano. Ricoverato il 19 aprile in una clinica di Londra, Umberto di Savoia è stato operato dal il 4 maggio scorso dal professor Henry R. Thompson. Superata la fase critica, l’infermo è ora in convalescenza e il suo stato va continuamente migliorando. Umberto conta di lasciare la clinica entro la fine del mese per essere presente alle nozze del duca Amedeo d’Aosta con Claudia di Francia, che verranno celebrate l’8 giugno.
Londra, maggio
Alle 13,15 di martedì 12 maggio, Maria José è rientrata al suo albergo dalla clinica in cui è ricoverato Umberto di Savoia. Era la terza visita che l’ex sovrana faceva al marito convalescente. Maria José indossava un abito a fiori scuri e portava un largo cappello grigio. Accompagnata dal conte Olivieri, segretario particolare di Umberto, si è avvicinata all’ascensore per salire nel suo appartamento. Appariva un po’ stanca, ma serena. Prima che scomparisse nell’ascensore, abbiamo potuto parlarle brevemente e avere notizie sulla salute dell’infermo.
«Sta molto meglio», ci ha detto Maria José. «La convalescenza segue il suo corso normale. Umberto, in verità, è un malato difficile perché ha una tale forza d’animo che, senza accurati controlli, i medici non capiscono se soffra oppure no. È perfino inutile fargli coraggio, perché lui è assolutamente tranquillo». Poche parole rassicuranti. Il conte Olivieri ha poi fatto il punto sulla situazione e, spiegando il mancato arrivo dei figli di Umberto, ha detto: «Non sono venuti per non destare l’impressione che l’intervento fosse più grave di quanto sia stato in realtà. Del resto, le critiche non mancano mai, sia quando la famiglia Savoia si riunisce al completo, sia quando i suoi componenti si comportano in maniera del tutto indipendente. Comunque. Sua Maestà rivedrà i figli a Cascais verso la fine di maggio».
Umberto di Savoia non aveva mai confidato a nessuno di essere preoccupato per la propria salute e nessuno, tranne pochissimi intimi, aveva mai sospettato che egli soffrisse di ulcera. Chi l’ha incontrato il marzo scorso ad Atene, in occasione dei funerali di Re Paolo di Grecia, ha notato soltanto che l’ex re d’Italia appariva un poco affaticato. Invece, Umberto era malato da tempo e le persone a lui più vicine nell’esilio di Cascais sapevano che, presto o tardi, egli avrebbe dovuto sottoporsi ad un intervento chirurgico. C’era da risolvere solo il problema della località.
Dove fu salvata la vita di Liz Taylor
Scartata l’ipotesi di una clinica di Lisbona, il professore portoghese Oliveira, attuale medico personale di Umberto di Savoia, suggeriva di scegliere Parigi, mentre il professor Aldo Castellani (il grande studioso di malattie tropicali che fu per anni medico dell’ex sovrano e che ha dovuto rinunciare all’incarico solo per limiti d’età) consigliava Londra. Castellani, che ha vissuto e lavorato per anni nella capitale inglese dove è ancora ricordato con ammirazione, sosteneva, tra l’altro, che Londra offriva maggiori garanzie di riservatezza. E, più ancora che una discussione sull’abilità dei chirurghi, questo è stato l’elemento decisivo per la scelta.
Senza rivelare l’identità del paziente, è stato interpellato un notissimo chirurgo londinese il quale, preso da precedenti impegni, ha fatto il nome di un suo illustre collega, Mr. Henry R. Thompson (per tradizione i chirurghi inglesi hanno diritto al titolo di Mister, cioè “signore”, per distinguerli dai comuni barbieri che, un tempo, erano anche chirurghi). Mr. Thompson ha cinquantasei anni, è primario dell’ospedale di St. Mark, ha lo studio a due passi da Regent’s Park e si è creato un nome sia per le proprie capacità professionali, sia per il livello sociale di molti suoi pazienti. È sposato ed è padre di tre figli ormai maggiorenni. Sul suo carattere le opinioni sono discordi: v’è chi afferma che ha un carattere d’oro e v’è chi sostiene che è un tipo dai modi bruschi. L’accordo è completo, invece, sulle sue qualità di chirurgo.

Merlinge (Svizzera), 1950. Maria José e Umberto di Savoia in un’immagine del1950, presa nello studio della villa di Mertinge, residenza svizzera della Sovrana. Umberto di Savoia è nato a Racconigi, in Piemonte, il 15 settembre del 1904. Sua moglie, figlia di Re Alberto e della Regina Elisabetta del Belgio, è nata a Ostenda
il 4 agosto del 1906. Le nozze dell’allora Principe Ereditario con la principessa belga furono celebrate a Roma l’8 gennaio 1930. Umberto e Maria José vivono in esilio da 18 anni.
Dovendo recarsi negli Stati Uniti il 7 maggio per partecipare a un congresso della Società proctologica americana, a Filadelfia, e tenere un ciclo di conferenze in varie Università, Mr. Thompson ha proposto di iniziare il periodo di osservazione del paziente il 19 aprile nella casa di cura The Clinic (La clinica). Questa clinica, non lontana dall’abitazione del chirurgo, è famosa perché ad essa ricorrono non solo i membri dell’alta società londinese ma anche importanti personaggi di tutto il mondo. (Qui, appunto, con una tempestiva operazione alla gola, fu salvata qualche anno fa la vita di Elizabeth Taylor).
Né Umberto di Savoia, né i suoi medici hanno sollevato obiezioni, così che, con il nome di John Sarr, è stato subito prenotato un appartamentino per l’illustre infermo. The Clinic è una casa di cura di lusso, in cui, però, la parola “lusso” va intesa in maniera diversa da come la si può intendere in Italia. Il piccolo appartamento si trova al quarto piano ed è composto di un ingresso, una camera da letto, un salottino e un bagno. I vani sono relativamente stretti e vi trovano posto soltanto i mobili indispensabili. La degenza costa 270 mila lire la settimana, cui vanno aggiunti il costo dell’operazione e lo stipendio di Miss Harvey, infermiera particolare di Umberto.
Per mettere i familiari al corrente della sua decisione, l’ex sovrano si è recato a Parigi il 10 aprile. Ha avuto un colloquio con la principessa Maria Pia e non le ha nascosto la gravità dell’intervento al quale stava per sottoporsi. Nello stesso tempo, però, l’ha pregata di non turbare il normale andamento della sua vita di mamma e di moglie recandosi a visitarlo in clinica. Ciò sarebbe servito, tra l’altro, ad evitare il pericolo di una poco gradita pubblicità. Maria Pia ha promesso. Le poche persone che hanno incontrato Umberto durante la sua permanenza a Parigi, l’hanno trovato un po’ dimagrito, ma di buon umore. Ad un amico che gli ha domandato fraternamente come se la passava, egli ha risposto: «Così», senza aggiungere altro. Abituato a sentirsi rispondere: «Bene », l’amico è rimasto alquanto sorpreso, ma non ha osato insistere. Con altri, Umberto di Savoia si è limitato a parlare brevemente dalla sua famiglia e di una nipotina di Giovanna di Bulgaria, recentemente operata d’appendicite.
L’ex sovrano desiderava soprattutto evitare eccessive preoccupazioni da parte dei suoi intimi, e allontanare l’eventualità che troppe persone si recassero a fargli visita. Anche ai figli Vittorio Emanuele, Maria Gabriella e Maria Beatrice egli ha fatto le stesse raccomandazioni. Nonostante i primi dubbi, tutti i familiari hanno finito per essere d’accordo sulla saggezza delle sue decisioni, cosicché Umberto di Savoia è potuto arrivare a Londra in stretto incognito e con la sola compagnia del professor Oliveira e del conte Olivieri.
Si poteva ritenere che l’ospite si fermasse all’albergo Savoy, dove egli si trattiene abitualmente quando si trova a Londra; non solo, ma che usasse, come al solito, il titolo di conte di Sarre; invece Umberto ha preferito anglicizzare il nome ed entrare direttamente in clinica. Così egli è diventato per tutti il signor John Sarr di 59 anni e come tale è stato ospitato nell’appartamento al quarto piano di The Clinic. Fino a quel momento, nemmeno il chirurgo Henry R. Thompson conosceva la vera identità del paziente: gliel’ha rivelata Umberto stesso al momento della prima visita. Mr. Thompson non ha avuto nessuna difficoltà a promettere di mantenere il più assoluto riserbo: la sua professione e la sua fama erano, del resto, le migliori garanzie.
Un piccolo mistero subito risolto
L’operazione è stata eseguita la mattina del 4 maggio: non si sono avute complicazioni e, mentre l’infermo iniziava felicemente il periodo di convalescenza, che sarà necessariamente piuttosto lungo, il professor Thompson partiva, come previsto, per l’America. Umberto ha cominciato ad alzarsi. Poi ha saputo accingersi a scrivere lettere ai familiari e a mangiare. In questi giorni è tranquillo e passa il suo tempo riposando e leggendo.
Nonostante il piccolo mistero sulla data esatta dell’intervento chirurgico (in un primo tempo le notizie erano vaghe e contraddittorie) e le apprensioni sulla sua salute (i bollettini medici si esprimevano con molta cautela) ora si può dire che il peggio è passato. A questo proposito, il marchese Falcone Lucifero, ministro della Real Casa, ha rettificato alcune notizie imprecise apparse sulla stampa nei giorni scorsi. In un primo tempo, infatti, si era detto che l’operazione era avvenuta il 14 aprile e il professor Aldo Castellani aveva parlato di una cisti alla vescica. Circa la data dell’intervento», ha precisato Lucifero mi sono sbagliato io indicando a chi me lo aveva domandato il giorno 14. Per quanto riguarda la natura del male, se il professor Castellani ha parlato di una cisti alla vescica è stato solo perché, preso alla sprovvista, ha inteso minimizzare. In realtà, si è trattato di una seria operazione addominale dal decorso non facile, ma dal risultato sicuro. Gli esami istologici hanno, infatti, escluso ogni timore che si tratti di qualcosa di maligno.
Umberto di Savoia, ora, può permettersi di scherzare e di fare paragoni con la recente degenza del generale De Gaulle. Il conte Olivieri, tornato di buonumore, gli ha detto: «Di questo passo, Maestà, dovrà lasciare la clinica per far posto ai fiori». Infatti, da quando si è diffusa in Italia la notizia del suo ricovero, centinaia di persone hanno mandato biglietti e telegrammi d’augurio e mazzi di fiori. Miss Harvey, ora che il signor John Sarr è diventato anche per lei un sovrano, è particolarmente orgogliosa. Il fatto d’essere inglese non le impedisce di tanto in tanto di abbandonare la sua flemmatica severità per mostrarsi felice d’essere l’infermiera di Umberto di Savoia.
sovrana, come abbiamo riferito, ce lo ha confermato di persona.

Cascais (Portogallo), 1963. Tra le rocce di Cascais Umberto risale il pendio che lo porta a Villa Italia. L’ex sovrano vive in esilio dal 1946, l’anno del referendum istituzionale. Un articolo della Costituzio¬ne vieta a lui e ai suoi discendenti maschi di mettere piede in Italia. Umberto si è sempre tenuto al corrente della nostra vita politica.
Vuol essere a casa alla fine del mese
Domenica, 10 maggio, è giunta a Londra Maria José. In strettissimo incognito ha preso alloggio al Savoy. Nessuno l’ha riconosciuta, né durante il viaggio, né all’aeroporto, né in città. La sua prima visita è avvenuta la mattina stessa del suo arrivo. È stato un incontro commovente, anche se il turbamento ha impedito a Umberto e a Maria José di pronunciare molte parole. La seconda visita, durata più a lungo della prima, è avvenuta nel pomeriggio. La conversazione si è svolta in una serena intimità, quale forse non avveniva da molto tempo. Come hanno affermato i portavoce della clinica, l’ex sovrana ha constatato con sollievo che le condizioni del marito sono buone. Il signor Smeaton, uno dei dirigenti della casa di cura, ha dichiarato: «Maria José è stata molto soddisfatta di quanto le è stato riferito sulle condizioni postoperatorie del marito che, tenendo conto della grave operazione subìta, si trova ora nella sua forma migliore ». Dopo la terza visita del resto, l’ex
Anche nei giorni successivi la salute di Umberto di Savoia è andata migliorando. Resta ancora da sapere quando potrà lasciare la clinica per recarsi a trascorrere la seconda parte della convalescenza a Cascais. Sembra che il paziente resterà a Londra fin verso la fine del mese. Al riguardo il marchese Lucifero ha dichiarato che Umberto non potrà partecipare al matrimonio di Maurizio d’Assia, ma certamente assisterà a quello di Amedeo di Aosta con Claudia di Francia, che verrà celebrato 18 giugno. Intanto i cesti di fiori arrivano in continuazione e Miss Harvey ha il suo da fare per disporli nel corridoio accanto all’appartamento dell’ex sovrano.

Lankadas (Grecia), 1962. Gli ex sovrani d’Italia durante uno dei loro. periodici incontri. L’immagine venne presa in un paesino della Grecia, mentre entrambi assistevano a uno spettacolo folcloristico. I coniugi provenivano da Atene, dove avevano partecipato alle feste per le nozze della principessa Sofia.
Alcuni medici ritengono che Umberto potrebbe lasciare la clinica qualche giorno prima del previsto a patto, però, che si fermi a Londra in albergo, per sottoporsi a costanti controlli prima della sua partenza per il Portogallo. Umberto, dal canto suo, vorrebbe uscire presto e, comunque, intende essere presente alle nozze del nipote. Ci sono ancora alcune settimane di tempo: può darsi che quel giorno egli sia là, come se nulla fosse stato, a porgere i suoi auguri ai giovani sposi.