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UMBERTO È UN MALATO DIFFICILE

By Marzo 17, 2026No Comments

Maria José ci parla del suo incontro con il consorte nella clinica di Londra – “Ha una tale forza d’animo che i medici non capiscono se soffre o no” – Perché i figli dell’ex sovrano non si sono recati al suo capezzale – Troppe voci sulla natura della malattia

Corrispondenza di GIAMPIERO ROLANDI

Umberto II, Cascais 1964

Cascais (Portogallo). Umberto di Savoia in una recentissima immagine inedita che lo ritrae a Villa Italia davanti ad un grande quadro di Maria José. Tranne pochi poche settimane fa nessuno era al corrente della malattia che affliggeva il Sovrano. Ricoverato il 19 aprile in una clinica di Londra, Umberto di Savoia è stato operato dal il 4 maggio scorso dal professor Henry R. Thompson. Superata la fase critica, l’infermo è ora in convalescenza e il suo stato va continuamente migliorando. Umberto conta di lasciare la clinica entro la fine del mese per essere presente alle nozze del duca Amedeo d’Aosta con Claudia di Francia, che verranno celebrate l’8 giugno.

Londra, maggio

Alle 13,15 di martedì 12 mag­gio, Maria José è rientrata al suo albergo dalla clinica in cui è ricoverato Umberto di Sa­voia. Era la terza visita che l’ex sovrana faceva al marito convalescente. Maria José indossava un abito a fiori scuri e portava un largo cappello grigio. Accompa­gnata dal conte Olivieri, segreta­rio particolare di Umberto, si è avvicinata all’ascensore per sali­re nel suo appartamento. Appa­riva un po’ stanca, ma serena. Prima che scomparisse nell’ascen­sore, abbiamo potuto parlarle bre­vemente e avere notizie sulla sa­lute dell’infermo.

«Sta molto meglio», ci ha det­to Maria José. «La convalescenza segue il suo corso normale. Umberto, in verità, è un malato difficile perché ha una tale forza d’animo che, senza accurati con­trolli, i medici non capiscono se soffra oppure no. È perfino inu­tile fargli coraggio, perché lui è assolutamente tranquillo». Poche parole rassicuranti. Il conte Olivieri ha poi fatto il punto sulla situazione e, spiegando il manca­to arrivo dei figli di Umberto, ha detto: «Non sono venuti per non destare l’impressione che l’inter­vento fosse più grave di quanto sia stato in realtà. Del resto, le critiche non mancano mai, sia quando la famiglia Savoia si riu­nisce al completo, sia quando i suoi componenti si comportano in maniera del tutto indipenden­te. Comunque. Sua Maestà rivedrà i figli a Cascais verso la fine di maggio».

Umberto di Savoia non aveva mai confidato a nessuno di essere preoccupato per la propria salute e nessuno, tranne pochis­simi intimi, aveva mai sospetta­to che egli soffrisse di ulcera. Chi l’ha incontrato il marzo scor­so ad Atene, in occasione dei funerali di Re Paolo di Grecia, ha notato soltanto che l’ex re d’Italia appariva un poco affaticato. Invece, Umberto era malato da tem­po e le persone a lui più vicine nell’esilio di Cascais sapevano che, presto o tardi, egli avrebbe dovuto sottoporsi ad un interven­to chirurgico. C’era da risolvere solo il problema della località.

 

Dove fu salvata la vita di Liz Taylor

 

Scartata l’ipotesi di una cli­nica di Lisbona, il professore portoghese Oliveira, attuale me­dico personale di Umberto di Sa­voia, suggeriva di scegliere Pari­gi, mentre il professor Aldo Ca­stellani (il grande studioso di malattie tropicali che fu per anni medico dell’ex sovrano e che ha dovuto rinunciare all’incarico so­lo per limiti d’età) consigliava Londra. Castellani, che ha vissuto e lavorato per anni nella capitale inglese dove è ancora ricordato con ammirazione, sosteneva, tra l’altro, che Londra offriva mag­giori garanzie di riservatezza. E, più ancora che una discussione sull’abilità dei chirurghi, questo è stato l’elemento decisivo per la scelta.

Senza rivelare l’identità del pa­ziente, è stato interpellato un notissimo chirurgo londinese il quale, preso da precedenti impe­gni, ha fatto il nome di un suo illustre collega, Mr. Henry R. Thompson (per tradizione i chi­rurghi inglesi hanno diritto al ti­tolo di Mister, cioè “signore”, per distinguerli dai comuni barbieri che, un tempo, erano anche chi­rurghi). Mr. Thompson ha cin­quantasei anni, è primario del­l’ospedale di St. Mark, ha lo stu­dio a due passi da Regent’s Park e si è creato un nome sia per le proprie capacità professionali, sia per il livello sociale di molti suoi pazienti. È sposato ed è padre di tre figli ormai maggiorenni. Sul suo carattere le opinioni sono di­scordi: v’è chi afferma che ha un carattere d’oro e v’è chi sostiene che è un tipo dai modi bruschi. L’accordo è completo, invece, sul­le sue qualità di chirurgo.

Umberto II e Maria José

Merlinge (Svizzera), 1950. Maria José e Umberto di Savoia in un’immagine del1950, presa nello studio della villa di Mertinge, residenza svizzera della Sovrana. Umberto di Savoia è nato a Racconigi, in Piemonte, il 15 settembre del 1904. Sua moglie, figlia di Re Alberto e della Regina Elisabetta del Belgio, è nata a Ostenda
il 4 agosto del 1906. Le nozze dell’allora Principe Ereditario con la principessa belga furono celebrate a Roma l’8 gennaio 1930. Umberto e Maria José vivono in esilio da 18 anni.

Dovendo recarsi negli Stati Uniti il 7 maggio per partecipare a un congresso della Società proctologica americana, a Filadelfia, e tenere un ciclo di conferenze in varie Università, Mr. Thompson ha proposto di iniziare il periodo di osservazione del paziente il 19 aprile nella casa di cura The Clinic (La clinica). Questa clinica, non lontana dall’abitazione del chirurgo, è famosa perché ad es­sa ricorrono non solo i membri dell’alta società londinese ma an­che importanti personaggi di tut­to il mondo. (Qui, appunto, con una tempestiva operazione alla gola, fu salvata qualche anno fa la vita di Elizabeth Taylor).

Né Umberto di Savoia, né i suoi medici hanno sollevato obiezioni, così che, con il nome di John Sarr, è stato subito prenotato un appartamentino per l’illustre in­fermo. The Clinic è una casa di cura di lusso, in cui, però, la pa­rola “lusso” va intesa in maniera diversa da come la si può inten­dere in Italia. Il piccolo appar­tamento si trova al quarto piano ed è composto di un ingresso, una camera da letto, un salottino e un bagno. I vani sono relativamente stretti e vi trovano posto soltan­to i mobili indispensabili. La de­genza costa 270 mila lire la set­timana, cui vanno aggiunti il co­sto dell’operazione e lo stipendio di Miss Harvey, infermiera parti­colare di Umberto.

Per mettere i familiari al cor­rente della sua decisione, l’ex sovrano si è recato a Parigi il 10 aprile. Ha avuto un colloquio con la principessa Maria Pia e non le ha nascosto la gravità dell’inter­vento al quale stava per sottopor­si. Nello stesso tempo, però, l’ha pregata di non turbare il norma­le andamento della sua vita di mamma e di moglie recandosi a visitarlo in clinica. Ciò sarebbe servito, tra l’altro, ad evitare il pericolo di una poco gradita pub­blicità. Maria Pia ha promesso. Le poche persone che hanno in­contrato Umberto durante la sua permanenza a Parigi, l’hanno tro­vato un po’ dimagrito, ma di buon umore. Ad un amico che gli ha domandato fraternamente co­me se la passava, egli ha rispo­sto: «Così», senza aggiungere altro. Abituato a sentirsi rispon­dere: «Bene », l’amico è rimasto alquanto sorpreso, ma non ha osato insistere. Con altri, Umber­to di Savoia si è limitato a parla­re brevemente dalla sua famiglia e di una nipotina di Giovanna di Bulgaria, recentemente operata d’appendicite.

L’ex sovrano desiderava soprat­tutto evitare eccessive preoccu­pazioni da parte dei suoi intimi, e allontanare l’eventualità che troppe persone si recassero a fargli visita. Anche ai figli Vitto­rio Emanuele, Maria Gabriella e Maria Beatrice egli ha fatto le stesse raccomandazioni. Nono­stante i primi dubbi, tutti i fami­liari hanno finito per essere d’ac­cordo sulla saggezza delle sue de­cisioni, cosicché Umberto di Savoia è potuto arrivare a Londra in stretto incognito e con la sola compagnia del professor Oliveira e del conte Olivieri.

Si poteva ritenere che l’ospite si fermasse all’albergo Savoy, do­ve egli si trattiene abitualmente quando si trova a Londra; non so­lo, ma che usasse, come al solito, il titolo di conte di Sarre; invece Umberto ha preferito anglicizza­re il nome ed entrare direttamen­te in clinica. Così egli è diventato per tutti il signor John Sarr di 59 anni e come tale è stato ospi­tato nell’appartamento al quarto piano di The Clinic. Fino a quel momento, nemmeno il chirurgo Henry R. Thompson conosceva la vera identità del paziente: gliel’ha rivelata Umberto stesso al momento della prima visita. Mr. Thompson non ha avuto nes­suna difficoltà a promettere di mantenere il più assoluto riser­bo: la sua professione e la sua fama erano, del resto, le migliori garanzie.

Un piccolo mistero subito risolto

L’operazione è stata eseguita la mattina del 4 maggio: non si so­no avute complicazioni e, mentre l’infermo iniziava felicemente il periodo di convalescenza, che sa­rà necessariamente piuttosto lun­go, il professor Thompson parti­va, come previsto, per l’America. Umberto ha cominciato ad alzar­si. Poi ha saputo accingersi a scrivere lettere ai familiari e a mangiare. In questi giorni è tran­quillo e passa il suo tempo ripo­sando e leggendo.

Nonostante il piccolo mistero sulla data esatta dell’intervento chirurgico (in un primo tempo le notizie erano vaghe e contraddit­torie) e le apprensioni sulla sua salute (i bollettini medici si espri­mevano con molta cautela) ora si può dire che il peggio è passato. A questo proposito, il marchese Falcone Lucifero, ministro della Real Casa, ha rettificato alcune notizie imprecise apparse sulla stampa nei giorni scorsi. In un primo tempo, infatti, si era detto che l’operazione era avvenuta il 14 aprile e il professor Aldo Castellani aveva parlato di una cisti alla vescica. Circa la data del­l’intervento», ha precisato Luci­fero mi sono sbagliato io indi­cando a chi me lo aveva doman­dato il giorno 14. Per quanto riguarda la natura del male, se il professor Castellani ha parlato di una cisti alla vescica è stato solo perché, preso alla sprovvista, ha inteso minimizzare. In realtà, si è trattato di una seria operazione addominale dal decorso non faci­le, ma dal risultato sicuro. Gli esami istologici hanno, infatti, escluso ogni timore che si tratti di qualcosa di maligno.

Umberto di Savoia, ora, può permettersi di scherzare e di fare paragoni con la recente degenza del generale De Gaulle. Il conte Olivieri, tornato di buonumore, gli ha detto: «Di questo passo, Maestà, dovrà lasciare la clinica per far posto ai fiori». Infatti, da quando si è diffusa in Italia la notizia del suo ricovero, centi­naia di persone hanno mandato biglietti e telegrammi d’augurio e mazzi di fiori. Miss Harvey, ora che il signor John Sarr è diventa­to anche per lei un sovrano, è particolarmente orgogliosa. Il fat­to d’essere inglese non le impedi­sce di tanto in tanto di abbando­nare la sua flemmatica severità per mostrarsi felice d’essere l’in­fermiera di Umberto di Savoia.

 

sovrana, co­me abbiamo riferito, ce lo ha confermato di persona.

Umberto Cascais 1963 2

Cascais (Portogallo), 1963. Tra le rocce di Cascais Umberto risale il pendio che lo porta a Villa Italia. L’ex sovrano vive in esilio dal 1946, l’anno del referendum istituzionale. Un articolo della Costituzio¬ne vieta a lui e ai suoi discendenti maschi di mettere piede in Italia. Umberto si è sempre tenuto al corrente della nostra vita politica.

Vuol essere a casa alla fine del mese

 

Domenica, 10 maggio, è giunta a Londra Maria José. In strettis­simo incognito ha preso alloggio al Savoy. Nessuno l’ha ricono­sciuta, né durante il viaggio, né all’aeroporto, né in città. La sua prima visita è avvenuta la matti­na stessa del suo arrivo. È stato un incontro commovente, anche se il turbamento ha impedito a Umberto e a Maria José di pronunciare molte parole. La secon­da visita, durata più a lungo della prima, è avvenuta nel pomerig­gio. La conversazione si è svolta in una serena intimità, quale for­se non avveniva da molto tempo. Come hanno affermato i portavo­ce della clinica, l’ex sovrana ha constatato con sollievo che le condizioni del marito sono buone. Il signor Smeaton, uno dei diri­genti della casa di cura, ha di­chiarato: «Maria José è stata molto soddisfatta di quanto le è stato riferito sulle condizioni postoperatorie del marito che, te­nendo conto della grave operazio­ne subìta, si trova ora nella sua forma migliore ». Dopo la terza visita del resto, l’ex

Anche nei giorni successivi la salute di Umberto di Savoia è andata migliorando. Resta anco­ra da sapere quando potrà lascia­re la clinica per recarsi a trascor­rere la seconda parte della con­valescenza a Cascais. Sembra che il paziente resterà a Londra fin verso la fine del mese. Al riguar­do il marchese Lucifero ha di­chiarato che Umberto non potrà partecipare al matrimonio di Maurizio d’Assia, ma certamente assisterà a quello di Amedeo di Aosta con Claudia di Francia, che verrà celebrato 18 giugno. Intanto i cesti di fiori arrivano in continuazione e Miss Harvey ha il suo da fare per disporli nel corridoio accanto all’appartamen­to dell’ex sovrano.

Umberto Landakas1962Umberto Landakas1962

Lankadas (Grecia), 1962. Gli ex sovrani d’Italia durante uno dei loro. periodici incontri. L’immagine venne presa in un paesino della Grecia, mentre entrambi assistevano a uno spettacolo folcloristico. I coniugi provenivano da Atene, dove avevano partecipato alle feste per le nozze della principessa Sofia.

 

Alcuni medici ritengono che Umberto potrebbe lasciare la cli­nica qualche giorno prima del previsto a patto, però, che si fer­mi a Londra in albergo, per sot­toporsi a costanti controlli prima della sua partenza per il Porto­gallo. Umberto, dal canto suo, vorrebbe uscire presto e, comun­que, intende essere presente alle nozze del nipote. Ci sono ancora alcune settimane di tempo: può darsi che quel giorno egli sia là, come se nulla fosse stato, a por­gere i suoi auguri ai giovani sposi.