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Intervista di Nando SampietroInterviste 46-64

Intervista di Nando Sampietro, Epoca 1951, 4

By Giugno 29, 2020Gennaio 24th, 2022No Comments
Re Umberto II Cascais 1951

Re Umberto II Cascais 1951

E le giornate di Cascais trascorrono così, quasi uguali. Le bambine ridono di sopra, Maria Beatrice che canticchia per le scale canzoncine inventate da lei, una carità da fare, mucchi di lettere che. contengono viole, lacrime, ricordi, nomi lontani e vicini, anche cose cattive, e talvolta un biglietto nero – nel grande mucchio bianco che dice senza aggettivi: è morto il generale Tale, il colonnello Tizio; e Umberto manda subito un telegramma, scrive una parola e poi va in chiesa, nella nuda chiesa di Cascais e prega per il generale morto, per il colonnello che se n’è andato, per tutti i soldati che se ne sono andati. (« I miei soldati », dice. E quelle due rughe gli montano sulla fronte, così grandi e così vive. « Tante volte hanno offeso i miei soldati, colpevoli soltanto di aver fatto il loro dovere nell’ultima guerra. Ma lei lo scriva, lo scriva sempre che sono stati dei bravi soldati, tutti bravi soldati: buoni, generosi, civili, i soldati più civili di tutta la guerra. Lo scriva, lo scriva sempre. »)

Poi arrivano lettere strane e dolorose. Un gruppo di avieri, tempo fa, gli scrisse su questo tono: « Noi abbiamo votato per la Repubblica perché i nostri superiori ci avevano detto che la Repubblica ci avrebbe subito mandati in congedo. Invece siamo ancora in servizio adesso. E allora, Maestà, scriva al ministro Pacciardi di mandarci a casa senza tante storie. Altrimenti dobbiamo per forza pensare che la Repubblica non è di parola. Le pare? In ogni modo, noi aspettiamo che torni lei, così le cose andranno un po’ meglio».

Viene in mente la frase di quell’ufficiale americano al marchese Lucifero, a Ciampino, mentre Umberto saliva sull’aereo che l’avrebbe portato in esilio. Disse l’americano: « Ma che strana faccenda! Un Re va in esilio e tutta la gente – che ce l’ha mandato – batte le mani e piange! ».

Un giorno, a Cascais, arrivò un pacco di cardi e nel pacco c’era un biglietto che diceva: « Maestà, questi cardi sono per la bagna cauda che certamente a Vostra Maestà piace ancora ». Il capitano Castellani ci disse: « E adesso, come faccio a portargli questa bracciata di cardi? ». Ma glieli portò e Umberto, dopo averli esaminati con cura, concluse che quei cardi andavano benissimo per la bagna cauda. Senonché la cuoca di Villa Italia, probabilmente, non avrebbe saputo da che parte incominciare e Castellani glielo disse, al Re. Ma luì rispose: « Non importa, mando in cucina Maria Pia. Maria Pia se la ricorda la bagna cauda ».

Un’altra volta arrivò una scatola piena di uva secca, dalla Sicilia. E lui se ne fece lasciare un po’ sul tavolo e incominciò lentamente a mangiarla mentre lavorava.

 

Le lettere in arrivo a Cascais aumentano di giorno in giorno. Scrivono tutti, anche avversari dichiarati, e non si capisce dove vogliano arrivare. Scrivono socialisti, democristiani, liberali, e scrivono in special modo scolaresche di tutta Italía, da Mílano a Trapani. Inutile osservare che le lettere di questi scolaretti sono lettere organizzate dagli insegnanti, pulite e corrette, firmate da tutta la classe. Di simili messaggi, provenienti dalle scuole italiane, ne sono giunti finora almeno qualche migliaio. Poi scrivono personalità di ogni campo, pittori e scrittori, vescovi e parroci di paese. Uno di noi non sa che cosa pensare quando assiste, nella villa di Cascais, all’arrívo della posta.

 

La segreteria non riesce a tener dietro a tutte le lettere, a quel cumulo di posta che ogni giorno viene a coprire il tavolo del capitano Castellani prima e di Umberto poi. Ogni giorno il Re si riserva almeno due o tre ore soltanto per rivedere e firmare le risposte che subito dopo verranno fatte partire, per via ordinaria o a mezzo di corriere, alla volta della Repubblica italiana.