Skip to main content
Il referendum del 1946

Il referendum che esiliò i Savoia XI

By Agosto 26, 2026No Comments
Re Umberto II, Quirinale, 10 Maggio

Re Umberto saluta il popolo di Roma accorso ad acclamarlo dopo l’abdicazione di Re Vittorio Emanuele III

Il mutilatino ammansito

Ma a Umberto l’opera che maggiormente stava a cuore era l’ospizio per i mutilatini di guerra. Tutti quelli che furono trovati ebbero ospitalità: diventarono via via quasi un centinaio, Erano praticamente i padroni del Quirinale, potevano fare ciò che volevano, entrare in ogni sala, perfino nello studio del Luogotenente; nessuno li rimproverava se, durante i loro giochi, danneggiavano quadri o altri oggetti di valore. Umberto passava molte ore giocando con loro e si divertiva veramente. Un giorno che una palla finì in una vasca del giardino, Umberto si levò gli stivaloni, si rimboccò i calzoni, entrò a piedi nudi nella vasca, recuperò la palla. Quasi ogni volta che Umberto o Lucifero si recavano a visitare le zone maggiormente colpite dalla guerra, tornavano al Quirinale portando in braccio un nuovo piccolo ospite spaurito che però faceva presto ad ambientarsi. Un giorno, poco dopo la liberazione di Roma, il Luogotenente si recò in incognito, accompagnato soltanto da un ufficiale, nella zona di Cassino. A un certo momento dovettero lasciare l’automobile incustodita. Al loro ritorno, un bambino di sei o sette anni, che stava frugando nell’auto mobile aperta cercando qualcosa da rubare, cominciò a fuggire come una lepre; incitato da Umberto l’ufficiale lo inseguì, riuscì ad acciuffarlo e lo trascinò vicino alla vettura, benché il ragazzo tirasse calci e strillasse. Gli mancava la mano sinistra. Umberto lo accarezzò, gli parlò con molta pazienza, mentre l’ufficiale continuava a tenerlo saldamente per il colletto perché non scappasse di nuovo. Alla fine il ragazzetto si rabbonì, ma si ostinava a non pronunciare parola. Umberto assunse informazioni su di lui: seppe che sub padre era stato portato via dai tedeschi e non se ne sapeva più nulla; sua madre e una sorella erano morte sotto le macerie della casa distrutta da un bombardamento; lui aveva avuto la mano sinistra sfracellata; in un ospedaletto militare era stato curato; appena riacquistate le forze era fuggito; viveva un po’ di carità, ma più che altro di furterelli. Benché ancora recalcitrante e spaurito, il bambino fu portato al Quirinale; ci pensarono poi gli altri mutilatini ad ammansirlo; per lui Umberto ebbe sempre un affetto speciale. Un’altra volta il ministro Lucifero tornò da un viaggio portando in braccio due fratellini, uno di quattro anni, completamente cieco, e l’altro di sei, privo di un piede e di un braccio. Quando i figli di Umberto tornaro­no dalla Svizzera diventarono su­bito, spontaneamente, senza il minimo sforzo o imbarazzo, gli ami­ci e i compagni di gioco dei mutilatini.