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Il referendum del 1946

Il referendum che esiliò i Savoia VII

By Giugno 12, 2026No Comments

Re Umberto II, Quirinale, 10 Maggio

Re Umberto saluta il popolo di Roma accorso ad acclamarlo dopo l’abdicazione di Re Vittorio Emanuele III

Il sacrificio del Re

Molti hanno rimproverato a Vittorio Emanuele III un troppo ostinato attaccamento al trono. Il vecchio Re — si è detto — avrebbe dovuto abdicare molto tempo prima in favore del principe Umberto, evitando il compromesso della luogotenenza che, in pratica, indebolì la monarchia, creandole attorno una vaga atmosfera di provvisorietà abilmente sfruttata dai partiti coalizzati contro di essa. Se Umberto fosse stato Re fin dall’epoca dei governi di Brindisi e Salerno, senza dubbio avrebbe potuto esercitare più efficacemente i suoi poteri, sventare le congiure dei par­titi, dare più ampia dimostrazione di quelle doti che avrebbero fatto di lui un ottimo capo dello Stato. La Monarchia sarebbe giunta al re­ferendum istituzionale poggiando su basi più solide, e forse l’esito sarebbe stato diverso. Queste osser­vazioni sono sostanzialmente esat­te, ma prima di formulare un giu­dizio negativo nei confronti del vecchio Re è necessario esaminare obiettivamente i motivi per cui l’ab­dicazione avvenne soltanto un me­se prima del referendum e anche la nomina di Umberto a luogotenente fu rimandata fino alla libe­razione di Roma. L’errore ci fu, da parte di Vittorio Emanuele III, ed ebbe conseguenze gravi per la Mo­narchia; ma non fu un errore pro­vocato da egoistico attaccamento al trono.

E’ certo che Vittorio Emanue­le III pensò all’abdicazione fin dal 25 luglio 1943, quando depose Mus­solini. A questo proposito si con­sultò coi più fidati dei suoi consiglieri. Ma l’idea fu scartata, e non a torto. La situazione italiana era quanto mai penosa e confusa, l’av­venire estremamente incerto. Uffi­cialmente l’Italia continuava la guerra a fianco dell’alleato tedesco, e intanto si svolgevano trattative per giungere all’armistizio con gli alleati. Abdicando in quel momento Vittorio Emanuele III avrebbe la­sciato a suo figlio una ben scomo­da eredità: lo avrebbe esposto al rischio di dovere assumere gravis­sime responsabilità, lo avrebbe la­sciato in balia di eventuali rappre­saglie tedesche o fasciste. Il vec­chio Re preferì dunque affrontare personalmente le incognite dei fu­turo.

Un’altra e più favorevole occasio­ne per abdicare Vittorio Emanue­le III la ebbe l’8 settembre, quando fu firmato l’armistizio. Ma non fu possibile prendere in considerazio­ne la cosa con tempestività, perché il governo Badoglio e i sovrani do­vettero precipitosamente abbando­nare Roma. In seguito, mentre il governo Badoglio si insediava a Brindisi, il progetto di abdicazione avrebbe potuto essere elaborato, ma furono gli alleati a sconsigliarlo. Gli alleati volevano che l’Italia si affrettasse a dare un contributo concreto alla loro causa, volevano che il superstite esercito italiano serrasse le file e partecipasse alla guerra; l’abdicazione del Re avreb­be creato “fastidiose” complicazio­ni, si sarebbe risolta in una “inu­tile perdita di tempo”, avrebbe sconcertato le truppe italiane che al contrario avevano bisogno di rinsaldare con urgenza il morale un po’ scosso: meglio rimandare a giorni più propizi le “questioni in­terne” italiane. Inoltre fu fatta balenare al vecchio sovrano una pro­spettiva allettante: le truppe alleate e i soldati italiani avrebbero libe­rato Roma e tutta l’Italia entro bre­vissimo tempo. Il Re, che serbava una profonda amarezza per avere dovuto abbandonare così precipito­samente la sua capitale, avrebbe fatto trionfale ritorno. Sarebbe sta­to ripagato, in quel momento, di tutte le angustie e le umiliazioni subite. Poi si sarebbe dignitosa­mente ritirato, avrebbe ceduto il trono a Umberto, affidandogli un regno unito e pacificato, non una Patria ancora dilaniata da lotte fra­terne, ancora divisa, ancora calpe­stata, al nord, da piedi nemici, e al sud, da piedi diventati, sì, amici, ma non per questo molto riguardo­si. Fu questa allettante (ma illuso­ria) prospettiva che fece perdere al vecchio Re l’ultima buona occasio­ne per abdicare, occasione che’ si verificò il 13 ottobre ’43 quando l’Italia, cedendo alle insistenze al­leate, dichiarò guerra alla Germa­nia. Coloro che in quei giorni fu­rono più vicini a Vittorio Emanue­le III e ne raccolsero le scarne, amare confidenze, sono concordi nell’escludere che egli abbia agito per egoistico attaccamento al tro­no: si illuse di giovare al figlio e alla monarchia, volle fare da “pa­rafulmine” fino a che non fosse pas­sata la tempesta, volle essere lui a “vuotare fino in fondo il calice dell’umiliazione” (come disse un giorno a uno dei pochissimi amici fedeli), perché il nuovo Re potesse salire al– trono a fronte alta.