Skip to main content
Interviste 65-83

Il Re intervistato dalla Rai per il trentesimo anniversario della repubblica, 1976

By Aprile 16, 2020Novembre 19th, 2021No Comments

Intervista di Romano Brancalini per la Rai. Cascais 19 Marzo 1976

Lei divenne re il 9 maggio 1946; circa un mese dopo venne proclamata la repubblica e Lei partì per l’esilio. La Sua Dinastia si era affermata nel nord del Paese; il Piemonte fu culla dei Savoia; ma il 2 giugno la Monarchia fu battuta proprio al nord. Perché?

Circa il referendum istituzionale del 2-3 giugno 1946 lei sa che ho sempre fatto le più ampie riserve su come era stato preparato e sul modo come è stato eseguito. Un referendum, che è una cosa tipicamente democratica, deve essere – ripeto – preparato ed eseguito nella massima libertà senza intimidazioni, senza minacce senza violenze. Questo purtroppo, non fu il clima soprattutto nel nord dell’Italia, in quel momento. Questo per dire le cose come sono. Lei ha parlato del Piemonte… Nel Piemonte la maggioranza non fu certo della Monarchia ma ci furono delle province, come la provincia di Cuneo , come la provincia di Asti, dove la maggioranza è stata monarchica. Voglio ancora ricordare che al referendum non votarono più di 250.000 prigionieri di guerra; non votarono migliaia di sfollati della varie province per ragioni di guerra; non votarono le province della Venezia Giulia;  non votò la provincia di Bolzano. Nonostante questo i dati ufficiali di allora per la Monarchia diedero più del 48 per cento di voti favorevoli.

Su questo fu fatto e deciso il referendum”.

Tuttavia all’indomani del referendum questa linea di demarcazione tra nord e sud è davvero singolare: voto repubblicano al nord dove la Monarchia dei Savoia si era affermata prima, mentre nel sud dove  la Monarchia sabauda si era affermata molto più tardi – prima c’erano i Borboni – si ebbe un voto compatto. Ecco, questa differenziazione a che cosa l’attribuisce?

Questo fu dovuto alla guerra che aveva praticamente diviso il Paese in due parti : al nord c’era la resistenza e nel sud combattevano le Forze regolari, ma tutti per lo stesso ideale; tutti nel nord e nel sud morivano per l’Italia, ma per forza di cose venne a determinarsi fra nord e sud quella frazione di cui risentì il referendum.

 

Re Umberto II durante l'intervista della Rai

Re Umberto II durante l’intervista della Rai

Poco prima del 2 giugno Lei disse che non sarebbe mai stato un Re al 50 per cento; pensava che la  Monarchia potesse vincere con un ampio margine? Ma non fu così.

Non è questo! La Monarchia deve essere il punto d’incontro della nazione per tutti i cittadini, per tutti gli interessi, per tutte le idee anche le più diverse ; deve essere un punto di riunione per tutti; non può rappresentare un partito; è per questo che una votazione al 50 per cento non avrebbe nessun senso.

E’ per questo che nel programma che feci alla Nazione il primo giugno 1946 dissi chiaramente che ero pronto ad indire un nuovo referendum qualora la Monarchia non avesse avuto un’ ampia maggioranza”.

Fu l’allora presidente del consiglio che Le portò qualche giorno prima la notizia che la repubblica aveva vinto?

Non fu proprio così. Ma voglio dirle una cosa : alla vigilia delle decisioni l’allora presidente  del consiglio Alcide De Gasperi scrisse una lettera autografa al ministro Falcone Lucifero che era ministro della mia Casa. In questa lettera – autografa –lui dice “Il ministro Romita considera ancora possibile la vittoria repubblicana; io personalmente non credo si possa – rebus sic stantibus –giungere a tale conclusione”. Questa è la lettera di De Gasperi; la data era quella del 4 giugno 1946;  ma poi le cose sono andate come sono andate!”.

Si disse che più di ogni altra considerazione influirono sui risultati del referendum le vicende politiche dal 1945 in poi: il governo Badoglio a sud e la guerra partigiana al nord. Si disse anche che se Lei si fosse messo a capo del movimento di Liberazione forse il risultato sarebbe stato diverso anche al nord.

Lei che ne pensa?

Come ho detto prima, questa divisione dell’Italia in due parti ebbe molta influenza sui risultati del referendum. Io, malgrado la mia posizione abbastanza difficile soprattutto quando divenni luogotenente del Regno, seguii con passione, naturalmente, la lotta di liberazione; l’avevo incominciata con la battaglia di Monte Lungo.

Diventato Luogotenente ebbi, per la mia stessa posizione molte difficoltà a continuare questa lotta. La presenza in Italia delle armate anglo-americane e dei loro alleati, le commissioni alleate, tutto questo non facilitò la mia opera e non mi permise forse di fare quello che avrei potuto fare in più. Tutto questo ad ogni modo fa parte della storia!”.

Nell’ultimo periodo , negli anni 45 e 46, uomini come Benedetto Croce ed altri illustri monarchici si erano distaccati dalla Monarchia; la monarchia, dissero, si era compromessa con il Fascismo, aveva accettato l’alleanza con la Germania nazista, aveva gettato l’Italia nella più terribile delle guerre.. A trenta anni di distanza dalla caduta della Monarchia in Italia qual è il suo giudizio  su quest’ultimo momento drammatico della Monarchia Italiana?

Lei mi chiede un giudizio molto difficile su avvenimenti veramente molto complicati. Io voglio lasciare questo giudizio agli storici; gli storici – come lei sa – anche ultimamente si sono a mano a mano ricreduti; hanno rivisto molte delle loro posizioni; persone stesse come Enzo De Felice e Giorgio Amendola hanno parlato molto chiaramente circa gli avvenimenti che lei ha accennato.

Quindi Lei dice che ci fu un consenso a certe decisioni politiche che vennero prese dall’allora governo fascista sui grandi temi, sulle svolte politiche.

Questo non è proprio così: ma ripeto questo è un giudizio che faranno gli storici in un tempo ancora più lontano”.

Carlo Alberto scelse come esilio Oporto, Lei Cascais a quasi un secolo di distanza. Perché il Portogallo?

Non c’è ragione vera. Sono gli eventi del tempo del mio trisavolo e del tempo mio che ci hanno portato tutti e due qui in Portogallo; questo Paese che ci ha accolto veramente con molto affetto e con molta simpatia. Il mio trisavolo vi ha vissuto tre mesi, io trent’anni”.

Cos’è che le manca di più?

Cosa mi manca di più? Il mio Paese”.