Re Umberto saluta il popolo di Roma accorso ad acclamarlo dopo l’abdicazione di Re Vittorio Emanuele III
Un colpo di Stato
Comunque, se in seguito all’energico atteggiamento di Falcone Lucifero fu disdetta l’arbitraria convocazione della Corte di Cassazione per la mattina del 10 giugno, la seduta fu tenuta, sempre per pressioni del governo, il pomeriggio di quello stesso giorno. Ne diede comunicazione telefonica De Gasperi a Falcone Lucifero. Ma la relazione della Corte, letta da Pagano con voce monotona e freddissima, non proclama vittoriosa la repubblica; si limita a fornire i risultati “secondo quanto attestano i verbali”: 12.672.767 voti per la repubblica; 10.668.305 voti per la monarchia. La Corte inoltre fa le seguenti riserve: primo, mancano i risultati di 118 sezioni; secondo, dovranno essere esaminati ricorsi, proteste, contestazioni; terzo, resta da indicare il numero complessivo degli elettori votanti e dei voti nulli. La Corte non aggiunge altro. La seduta è tolta. La repubblica ha vinto? La monarchia è caduta? La Corte ha evitato di dare per ora una risposta precisa. Solo 16 giorni dopo il referendum, e cioè il 18 giugno, la Cassazione, quando non aveva più altra via d’uscita poiché la repubblica era già stata proclamata arbitrariamente dal governo, e Umberto, per evitare spargimento di sangue, era partito per l’esilio da cinque giorni, solo allora annuncerà questi dati “definitivi”: monarchia 10 milioni 719.284 voti, repubblica 12 milioni 717.923 e un milione e 498.136 voti nulli.
Il– 12 giugno, e quindi sei giorni prima che la Cassazione parlasse, il consiglio dei ministri, al termine di una lunga seduta proclama che è da considerarsi instaurato un regime transitorio durante il quale, fino a quando l’assemblea costituente non abbia nominato il capo provvisorio dello Stato, la funzione di capo dello Stato medesimo spetta ope legis al presidente del consiglio in carica ».
Negli ambienti monarchici la dichiarazione del consiglio dei ministri viene subito definita “un vero e proprio colpo di Stato”. Che cosa farà il Re? Che cosa farà l’esercito, che cosa faranno i carabinieri fedeli al Re e pronti a eseguire ogni suo ordine? Umberto II non ha un attimo di esitazione. Decide di partire immediatamente per l’esilio; prima della partenza indirizza un proclama agli italiani. Il proclama affermava fra l’altro: • Improvvisamente, questa notte, in spregio alle leggi e al potere indipendente e sovrano della magistratura, il governo ha compiuto un gesto rivoluzionario, assumendo con atto unilaterale ed arbitrario poteri che non gli spettano e mi ha posto nell’alternativa di provocare spargimento di sangue o di subire la violenza » ; e più avanti: • Non volendo opporre la forza al sopruso, né rendermi complice dell’illegalità che il governo ha commesso, io lascio il suolo del mio Paese, nella speranza di scongiurare agli italiani nuovi lutti e nuovi dolori »; il proclama concludeva: • Si considerino sciolti dal giuramento di fedeltà al Re, non da quello verso la Patria, coloro che vi hanno tenuto fede attraverso tante durissime prove. Rivolgo il pensiero a quanti sono caduti nel nome d’Italia ed il mio saluto a tutti gli italiani. Qualunque sorte attenda il nostro Paese, esso potrà sempre contare su di me come sul più devoto dei suoi figli. Viva l’Italia. Roma, 13 giugno 1946. Umberto
Gli ufficiali e i soldati dell’esercito italiano, obbedendo all’ordine del Re, portarono le armi al piede. È certo che se Umberto avesse deciso di opporsi alle decisioni del governo, l’esercito e i carabinieri avrebbero fatto ricorso alla forza. L’azione monarchica avrebbe avuto il sopravvento al sud con relativa facilità. Al nord i comunisti che possedevano colossali depositi di armi avrebbero presumibilmente controllato la situazione. L’Italia si sarebbe trovata di nuovo divisa in due, dilaniata da lotte fraterne. Gli italiani, di qualsiasi tendenza politica, non possono non essere grati a Umberto per la sua decisione, ispirata da saggezza e amore di Patria.
Sciolto dal giuramento di fedeltà al Re, l’esercito italiano ha continuato a servire fedelmente la Patria, anche se, per colmo di ironia, è stato posto agli ordini del ministro Pacciardi, leader del partito repubblicano (il quale, detto per inciso, ha anche degli indiscutibili meriti, e si batte con coraggio sul fronte di tutti gli italiani, contro il nemico comunista). Il nostro esercito continuerà a servire con assoluta lealtà la Patria repubblicana, ma attende, come del resto la grande maggioranza del popolo italiano, che un secondo, inevitabile, sereno referendum istituzionale restituisca il trono ai Savoia oppure conferisca dignità e prestigio alla repubblica dissipando le grevi ombre del giugno 1946.
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