Re Umberto saluta il popolo di Roma accorso ad acclamarlo dopo l’abdicazione di Re Vittorio Emanuele III
Applausi e colpi di mitra
Intanto gli inquieti uomini politici continuavano le loro battaglie. Alla fine del ’44 cadde il primo ministero Bonomi, poiché i ministri non andavano più d’accordo a proposito dell’epurazione. Durante questa crisi il Luogotenente ebbe la possibilità di svolgere le sue funzioni di capo dello Stato secondo la prassi costituzionale, favorito in questo dal contegno leale di Ivanoe Bonomi e dall’energico atteggiamento del ministro della Real Casa che riuscì a imporsi agli uomini del governo (fra l’altro Lucifero, a crisi risolta, pretese che i ministri giurassero ad uno ad uno davanti al Luogotenente, mentre loro avrebbero voluto cavarsela in maniera meno solenne e impegnativa, con un giuramento collettivo); comunque, i diritti della Corona, calpestati durante la crisi del giugno, furono questa volta sufficientemente rispettati, nonostante la insofferenza dei partiti estremisti. Il 7 dicembre il Luogotenente affidò a Bonomi l’incarico di formare il suo secondo governo, al quale non presero parte socialisti e azionisti che passarono all’opposizione. La soluzione apparve soddisfacente e democratica. Non c’era più il governo dittatoriale del C.L.N., ma un governo con un particolare orientamento, sia pure assai nebuloso, e una regolare opposizione.
Il secondo governo Bonomi durò sei mesi. L’avanzata degli alleati verso il nord continuava e dalle città liberate giungevano a Roma nuove schiere di uomini politici che rivendicavano i loro sacrosanti diritti. Il Luogotenente fu sempre, nei momenti cruciali, col Corpo di liberazione italiano, in primissima linea. Fu tra i primi a entrare in Bologna, e il futuro sindaco comunista, Dozza, che nell’orgasmo di quei giorni non aveva avuto tempo di studiare le disposizioni del partito circa i rapporti fra i compagni e la Monarchia (provvisoria collaborazione sì, ma estrema freddezza, ostentato disprezzo e, sotto sotto, implacabile odio), Dozza, dicevamo, accolse Umberto con sincero entusiasmo, come un liberatore, e lo accompagnò, fra due ali di partigiani acclamanti, alla chiesa di San Petronio per un Te Deum di ringraziamento. Invece le disposizioni del partito erano state studiate a fondo dai compagni di Milano quando il Luogotenente giunse in aereo nella capitale lombarda diverse ore prima che vi giungessero le truppe alleate: ci furono plateali dimostrazioni di ostilità, manifesti e volantini ingiuriosi, e anche alcune intimidatrici scariche di mitra nelle vicinanze della villa dove Umberto trascorse. la notte.
Anche in Lombardia la situazione si andò poi evolvendo mercé soprattutto l’opera di pochi animosi, capeggiati da Gianni Albertini, che furono sempre in prima linea in una lotta accanita che non escludeva nessun colpo e che metteva a repentaglio la stessa vita.
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