Intervista di Edilio Rusconi del 1953

Durante la campagna elettorale Umberto di Savoia si è scrupolosamente astenuto dall'incontrare giornalisti, dall'esprimere giudizi su partiti, programmi o uomini, e dall'interferire in qualunque modo in una competizione politica. Soltanto ad elezioni avvenute il Re ha acconsentito ad abbandonare il suo legittimo riserbo e a rispondere con cordiale cortesia ad alcune domande rivoltegli da Edilio Rusconi, direttore di Oggi. Pubblichiamo il testo delle domande di Rusconi e delle risposte del Re nella loro schematicità, e cioè tralasciando ogni elemento di descrizione e di commento, affinché il documento abbia giustamente, per se stesso, quel risalto che la sua importanza richiede.

 

GLI ITALIANI ALLE URNE 

Domanda - Ritiene Vostra Maestà di potere esprimere un giudizio sul comportamento degli italiani, elettori e candidati, in occasione delle recenti elezioni? 

Risposta del Re - Dalla eco giuntami, non solo attraverso la stampa, ma soprattutto attraverso le migliaia di lettere che mi pervengono dall'Italia e mi fanno quasi sentir meno lontano dalla Patria, ho avuto la netta sensazione che l'ultima prova elettorale sia stata una manifestazione di maturità politica e la riaffermazione del concetto basilare di ogni democrazia, di affidare i più scottanti e appassionanti problemi alle urne, cioè alla decisione della maggioranza.

In tal modo tutto si sdrammatizza e cresce la fiducia nelle consultazioni elettorali, come mezzo ancor oggi insuperato di convivenza civile.

Nonostante il naturale e utile, e direi doveroso, appassionarsi alle varie tesi ed ai diversi programmi, 10 svolgimento delle votazioni è stato quello di una grande nazione schiettamente democratica.

Degno e doveroso riconoscimento che da nessuno potrà essere posto in dubbio.

 

I RISULTATI DELLE VOTAZIONI 

Domanda - Posso domandare l'opinione di Vostra Maestà sui risultati di tali elezioni per quel che riguarda i singoli partiti e la loro distribuzione parlamentare? 

Risposta del Re - Mi sembra che l'elettorato, dimostrando appunto la sua maturità politica, e forse tenendo anche conto delle esperienze di altre grandi nazioni democratiche, abbia accentuato la sua preferenza per i grossi agglomerati politici, dai confini programmatici ben chiari e delineati.

E mi pare che la indicazione del corpo elettorale, studiata e saggiamente interpretata dai nostri uomini politici, potrà portare a quella fusione di forze affini che, pur senza giungere - come nelle due grandi democrazie anglosassoni - ad alternative di due soli partiti democratici, riduca però il frantumamento in gruppi e gruppetti del parlamento e renda meno difficili quegli accordi per governi monopartitici o di coalizione che, basati su largo suffragio nel Paese, siano, sufficientemente stabili ed abbiano il prestigio necessario per imprimere sane e ardite direttive alla loro azione in ogni campo.

E non mi sembra affatto il caso di parlare di paure: la paura è un sentimento negativo: come uomo la ripudio, come Re non la consiglierei a nessuno: su di essa nulla si costruisce. E’ l'opposto della fede, che davvero muove le montagne.

Ritengo che non si debba avere paura di nessuna idea politica: in ciascuna vi è qualcosa di buono, ed è appunto la forza della democrazia, attraverso l'aperto contrasto e la discussione delle opposte tesi, a far prevalere quel che v'è di meglio in ogni concezione politica. 

Quel che si ritiene nocivo in una ideologia va combattuto, nelle forme legali e democratiche, non già suscitando paura, ma convincendo altrui dell'errore e del nocumento su cui essa si basa. In tal modo quanto vi è di buono viene ad essere man mano attuato e il resto, se incompatibile con la nostra civiltà, legalmente eliminato.

 

LA PROPAGANDA ELETTORALE 

Domanda - Posso domandare l'opinione di Vostra Maestà intorno alla tecnica della campagna elettorale, voglio dire all'enorme quantità di manifesti e di costosa propaganda della quale Vostra Maestà avrà certamente avuto notizia? 

Risposta del Re - Su questo punto, di fronte alle cifre che ho lette - ma non ho elementi per stabilirne l'esattezza - circa le enormi spese incontrate dall'amministrazione dello Stato e dai singoli partiti e candidati, penso che i nuovi parlamentari vorranno apportare le necessarie semplificazioni che possano diminuire il dispendio dell'amministrazione pubblica; mentre per le spese dei partiti e dei candidati ritengo che, forse meglio senza ingerenza del potere esecutivo, si possano realizzare intese fra i partiti, onde contenerle entro giusti limiti. Come termine di raffronto si può forse tener presente il reddito medio di ogni cittadino.

Iniziative del genere non possono che riuscire utili anche per il rafforzamento della fiducia dei cittadini negli istituti parlamentari.

 

I COMPITI DEL P.N.M. 

Domanda - Pur sapendo che Vostra Maestà guarda con eguale animo a tutti i partiti democratici e che l'istituto monarchico non va confuso col P.N.M., vuol dire Vostra Maestà se ritiene che particolari compiti spettino ai monarchici e ai rappresentanti monarchici eletti nel P.N.M.? 

Risposta del Re - In tutto lo schieramento dei partiti democratici italiani, tranne s'intende nel P.R.I., esistono iscritti o elettori di fede monarchica, e ancora il 7 giugno, come già il 2 giugno 1946 e il 18 aprile 1948, la stragrande maggioranza dei cittadini monarchici ha ritenuto di dovere votare per i vari partiti democratici. Solo una piccola parte di essi ha votato per il P.N.M., volendo cosi confermare, a questo movimento a fondo saldamente liberale e con un programma di schietto carattere sociale, la funzione di sprone per tener viva la questione istituzionale che quel partito apertamente rivendica come attuale e democraticamente raggiungibile.

Gli eletti del P.N.M. hanno quindi un nobile ed elevato compito da svolgere e sono certo che la loro azione tenderà, sempre e prima di ogni altra cosa, al rafforzamento degli istituti parlamentari che, anche in una,rinnovata monarchia popolare, sono, assieme alla Corona, presidio delle libertà e garanzia di giustizia sociale.

 

PER UN'EUROPA FEDERATA

 

Domanda - Posso avere l'onore di portare agli italiani un messaggio e il saluto di Vostra Maestà? 

Risposta del Re - Non parliamo di messaggio, parola che può essere fraintesa, ma volentieri affido ad Oggi il mio affettuoso, caldo, beneaugurante saluto a tutto il popolo italiano, in questo principio della legislatura delle nuove Camere. Con esso io confermo la mia certezza nel sempre migliore avvenire della nostra Italia, e nell'amarezza del mio durissimo esilio la nota più amara è per me di non potermi unire a questo popolo meraviglioso e dalle mille vite nel magnifico sforzo che sta compiendo tra l'ammirazione del mondo intero: vorrei con esso chinarmi a dissodare una zolla, a rialzare un muro, a lenire una ferita, a realizzare quelle provvidenze che ci facciano presto vedere un'Italia moralmente e materialmente unita nelle sue sacre frontiere e degnamente accolta e cooperante in una Europa federata, un'Italia socialmente progredita e politicamente pacificata, quale è nei nostri sogni e quale deve essere il fermo proposito della nostra vita.