UMBERTO CI GUARDA

 

Di lontano. Con l'occhio fisso oltre le Sierre e l’azzurro del mare, quasi cercasse di scorgere il campanile italiano di un piccolo paese della Liguria, o lungo le rive del Golfo di Napoli che lo salutò Principe Ereditario.
Non è più un personaggio, Umberto di Savoia, bensì un uomo, un italiano in esilio, fuori dalla storia e vicino a Oporto dove riposò il suo sfortunato avo, Carlo Alberto.
Servizio esclusivo dei nostri inviati sulla vita di Umberto e delle sue bambine a Cascais.

 

Meno rigida, naturalmente, la giornata delle piccole Principesse. E meno duro, si direbbe, il loro soggiorno a Cascais. Sono bambine - si dice - e avranno fatto presto a dimenticare. .

Abbiamo trascorso tutto un pomeriggio con le Principessine, accompagnandole a cavalcare in un vasto parco alle spalle di Cascais. Maria Pia e Maria Gabriella, col generale Graziani, erano montate a cavallo subito a Villa Italia. Maria Beatrice. invece, era venuta in macchina con noi e sedeva a fianco dell'autista. La più piccola dei Savoia sembrava felice, quel giorno. Aveva messo per la prima volta i pantaloni da equitazione e rideva tra sé, a occhi stretti, ammiccando di quando in quando all'autista. Ma d'un tratto, volgendosi verso di noi, uscì fuori con questa filata di domande: « A Roma dicono sempre mannaggia li pescetti? lo sono di Roma », osservò, « e posso dire mannaggia li pescetti. Mio papà non mi rimprovera. Quando dico quella cosa li lui ride e mi mette una mano sulla testa ».

Stette un momento a pensare, guardandoci, e poi continuò: Davanti al Quirinale ci sono sempre i cavalli bianchi? E i mutilatini ci sono ancora al Quirinale? E nella camera del mio papà c'è ancora quell'orologio bello, grande grande? »..

(Anche in lei, che non ha ancora otto anni, ci sono le cose che tornano, anche vaghe e confuse, e già le chiudono il sorriso. E v'è chi dice che in quei momenti la piccola Principessa domandi al padre: ”Papà, perché non ci riporti a Roma?”).

 

 

Quando giungemmo al parco, Maria Pia e Maria Gabriella, col generale Graziani, già avevano messi i loro cavalli al galoppo. Maria Beatrice guardò le sorelle allontanarsi e poi venne accanto a noi e ci disse: « E me? Mi mettete voi a cavallo? ». Naldoni la issò di peso in sella e lei, appena sistematasi in groppa al grande cavallo bianco, vedendo che stavamo armeggiando intorno alle nostre macchine fotografiche soggiunse svelta svelta: « Ditemi quando devo ridere, altrimenti non rido a tempo ».

Sono tre sorelle che hanno imparato a tenersi per mano, sono tre creature che il padre ha cresciute semplici, buone e cordiali. Dicono mannaggia li pescettì, sono le nostre Principessine. Maria Pia è già donna e accompagna il padre a Lisbona, all'opera e alle conferenze. E’ lei la padrona di casa a Villa Italia, è lei che va in cucina a insegnare alla cuoca le malizie della bagna cauda. Ed è ancora lei che talvolta entra silenziosamente nello studio di Umberto e silenziosamente mette una mano sulla spalla del padre. Allora una pena si spegne, un ricordo s'allontana, una ferita si richiude finché quella mano senza peso rimane sulla spalla del Re. 

Maria Gabriella andammo un giorno a vederla nel suo studio e la trovammo che portava a termine alcuni acquarelli che poi volle donarci e che il lettore vede su queste pagine. Sono illustrazioni di fantasia, mai corrette o modificate, buttate giù alla svelta. « Io invento », ci disse la Principessina. Un giorno, in pochi minuti, buttò su un foglio candido tutti i verdi che aveva. Vi scrisse sotto, con cura: « L'Italia ». Maria Beatrice, la più piccola, guardò e poi disse: « I mutilatini, perché non ce li hai messi?». 

Umberto guardò e non disse niente. Prese per mano Maria Gabriella e la portò con sé. Andarono sulla loggia e la piccola vide tutto quel verde lontano e irraggiungibile, forse; e lui vide, a uno a uno, i campanili del suo paese. Non la reggia, la corona eccetera: i campanili.

 


 

di Nando Sampietro