Incontro a Cannes con Umberto di Savoia

La Stampa 8 Maggio 1956



Umberto non ha perduto uno spettacolo cinematografico

Il dono ti un ciondolino doro alla piccola Interlenghi

Un ballo mancato con Elena Giusti

«Di Lauro e Covelli? No parleremo un'altra volta»

Perché non ha accolto l'invito di Ranieri  e Grace Kelly

«Vorrei vedere il film di De Sica. Ma ho motti impegni e devo tornare a casa»

 

 

Cannes lunedì mattina.

Garbatamente ironica e allusiva la pubblicità turistica francese definisce «Aiuola di re» l'arco di Costa Azzurra tra Nizza e Cannes, un vasto giardino più che un'aiuola, in un'ospitalissima repubblica che accoglie la più parte dei sovrani e principi in esilio. A Cannes in questi giorni del Festival sono arrivati Pietro di Jugoslavia con la moglie  Alessandra e Umberto di Savoia. Il Cinema, oltre ad uno svago poteva offrire ai monarchi spodestati l’occasione di incontri con i loro connazionali venuti per assistere alla rassegna mondiale dei film.

Alessandra e Pietro di Jugoslavia non hanno avuto successo, i loro pochi ex - sudditi che formano la delegazione ufficiale hanno preferito ignorare la presenza dei due malinconici sovrani per evitare il rischio, al ritorno in patria, di essere accusati e forse anche processati di complotto monarchico.  Non avendo timori del genere, gli italiani hanno invece sollecitato e ottenuto udienze con Umberto di Savoia. Al termine ricevevano in dono una fotografia con dedica. Umberto non perde uno spettacolo cinematografico e cerca con piacere la compagnia di attori e attrici italiani. Ieri pomeriggio ha posato per i fotografi tra Antonella Lualdi e Franco Interlenghi che gli hanno presentato Stella, la loro bimbetta di pochi mesi. Umberto di Savoia ha regalato alla bimba un ciondolino d'oro a forma di stella, naturalmente a cinque punte, come quella d'Italia.

Con l'attrice Rossana Podestà

 

Ieri sera gli ha dato la caccia per alcune ore Elena Giusti arrivata con un discreto di bauli ricolmi di sfarzose toelette. Umberto di Savoia era allo spettacolo ed è uscito che era quasi l'una di notte. La bionda attrice lo ha atteso, poi gli si è massa a fianco ed ha incominciato a parlare vertiginosamente, di sé naturalmente. Sono sopraggiunti Kerima e suo marito, il greco Alex Redivis e hanno insistito perché il Re trascorresse la serata con loro.

Siamo finti tutti al Brummel, il dancing più elegante di Cannes. All'ingresso di Umberto, il direttore d'orchestra ha incominciato a eseguire canzoni italiane; la luna di Napoli, le gondole di Venezia, le carrozzelle di Roma creavano una atmosfera domestica, favorevole alla conversazione. Elena Giusti faconda e in gran forma, emergeva con la zazzeretta bionda e l'audace elegantissimo abito di crespo nero. Ricordava le sue esibizioni al castello di Racconigi quando Umberto ora ancora Principe di Piemonte.

- «Quella sera le ho dedicato, una canzone spagnuola, ricorda, Maestà? » - disse puntando il nasino petulante verso il suo regola interlocutore.

- «Ricordo, era Maria Lao» - rispose Umberto di Savoia.

- «Magnifico!» - esclamò la bionda Elena battendo le mani, esultante per la prova di memoria di cui, a quanto si dice, Umberto di Savoia è fornitissimo

Con Kerima l’ex-re d'Italia parlò a lungo della Jugoslavia dove la bella attrice algerina è rimasta due mesi a girare un film con Jean Marais e parlarono anche dell'Italia ma soltanto per incidenza

Kerima attende di diventare cittadina italiana e questo la portava a discutere con grande entusiasmo dei nostro Paese, del desiderio che ha sempre avuto di acquistarne la cittadinanza, soprattutto in vista dei vantaggi che avrà come attrice.

Irrequieta, Elena Giusti ora sempre pronta ad inserirsi nella conversazione. Con un po’ di precipitazione si voltò verso Umberto e gli disse: «Maestà, balliamo?». Umberto di Savoia sgranò gli occhi sorpreso da quella richiesta, poi sorrise e rispose «Ma no, sarebbe imperdonabile».

Sembra che i re, anche in esilio, possano ballare soltanto durante i ricevimenti privati. Esibirsi in pubblico, magari in una samba sarebbe fare un grosso torto al protocollo.

Poi la conversazione si spostò sui film italiani e sulla possibilità che hanno di piazzarsi in questo festival. L'orchestra eseguì Vola colomba ed ancora Trieste mia. Ai rintocchi delle campane di San Giusto l'atmosfera si fece ancora più patetica. Verso le due Umberto di Savoia si alzò apparve un po' stanco e lo accompagnammo fino al suo albergo. A me disse di tornare oggi pomeriggio per una chiacchierata.

L'appuntamento ora per le 18,15, e quando entrai nella stanza del Majestic ero, esattamente l'ora fissata. Umberto di Savoia vestito di grigio chiaro, passeggiava per la camera. «E’ venuta a trovarmi mia sorella Maria - disse e mi ha preso un po’ di tempo. Non  potrò intrattenermi a lungo ma siedi ». I Re, anche in esilio, continuano a dare del tu ai loro ex-sudditi.

Avevo preparato qualche domanda, naturalmente di intonazione politica Mi pareva interessante sentire dalla voce più qualificata chi meglio rappresenta l'idea monarchica in Italia, se Lauro o Covelli, o se entrambi o nessuno dei due. Ma su questo Umberto di Savoia preferì tacere. «Parlare di politica mi sembra di cattivo gusto, una ingerenza che non mi posso permettere in questo periodo di imminenti elezioni. Ne parleremo un'altra  volta, se vorrai a trovarmi a Cascais Sul resto, puoi interrogarmi a tuo piacere ».

Escluso questo argomento, rimaneva ben poco per avviare una conversazione e il discorso scivolò su domando relative al principe Vittorio Emanuele all'ex-regina Maria Josè alle principessine.

«Mia moglie (non disse la regina, ma mia moglie) ora sta benino, Vittorio Emanuele studia e se la cava discretamente, le due piccine si preparano agli esami. Andrò a trovarli verso la fine di giugno a Merlinge e starò con loro buona parte dell'estate ».

La conversazione languiva e per ravvivarla gli domando perché non aveva accolto l'invito di assistere alle nozze di Ranieri e Grace Kelly. Allora si erano fatte molte supposizioni  sul suo rifiuto; forze non ora andato a Montecarlo perché considerava una diminuzione entrare ufficialmente in un regno così piccolo che, inoltre, prospera con i proventi della roulette e dei baccarà?

«No - rispose Umberto di Savoia - non esattamente per questi motivi. In quei giorni avevo molti impegni e anche se ne avessi avuto intenzione non avrei potuto parteciparvi. Inoltre, non conosco personalmente il principe di Monaco, come non conosco la signora Kelly Perchè sarei dovuto andare ai loro matrimonio? Mi sono fatto rappresentare dal duca Borea d'Olmo che è stato trattato con tutti i riguardi. E’ sempre  apparso al primo posto ed è il solo rappresentante straniero che si sia seduto alla tavola del principe».

Con un po’ di curiosità divertita fu poi lui ad interrogarmi. «Come hai trovato quel matrimonio? E’ riuscito bene, ti è piaciuto ». E volle che gli raccontassi un po' la scenografia dei fastoso rito.

«La signorina Kelly è molto graziosa - disse ancora - l'ho veduta nel film “Il cigno”. Alcune sere fa. E’ una brava attrice».

Non solo assiste ogni sera allo spettacolo del Festival ma quando lo ritiene opportuno va a vedere anche i film proiettati fuori concorso. Alla proiezione de  "Il bigamo" è arrivato prima che  iniziasse lo spettacolo e ha potuto discorrere con gli italiani presenti. Al termine si è intrattenuto a lungo con Luciano Emmer, il regista, e gli ha regalato una fotografia con autografo.

Doveva partire da Cannes  ma ha rimandato la partenza per assistere atta proiezione di Gli Innamorati secondo film italiano della selezione italiana. Così potrà ritrovarsi tra connazionali.

Durante una breve conversazione con il marchese Lucifero ho visto sui tavolo dell’ex ministro della Real Casa, un discreto numero di fotografie con autografo, già pronte. Sono fotografie di alcuni anni or sono, e Umberto di Savoia vi appare più giovanile più magro con lo sguardo velato da una malinconia oggi sparita.

Partirà oggi e dopo due giorni di sosta a Madrid tornerà a Cascais. «Resterei a Cannes fino a giovedì per vedere "Il tetto", il film di De Sica - disse - ma ho molti impegni e devo tornare a casa» .

Dicendo «casa» gli tornò per un momento nello sguardo il volo di mestizia già notato sullo fotografie.

 

Francesco Rosso