Carlo Rossella

PANORAMA - 29 OTTOBRE 1979

Pannella aiutaci tu



Per far tornare in Italia le salme dei Savoia l'UMI punta sui diritti civili. E chiede aiuto ai radicali.

Le finestre dei polverosi circoli Rex sono tornate a illuminarsi. Le serate dell'UMI, l'Unione Monarchica Italiana sono di nuovo affollate di anziani e di giovani signori. Monarchia oggi, il mensile dalla testata azzurro Savoia, è più polemico che mai. Sul tavolo di Paolo Grassi, presidente della Rai, sono arrivati centinaia di telegrammi di protesta per le cinque puntate de Il piccolo re, la trasmissione su Vittorio Emanuele III di Savoia, curata ella Nicola Caracciolo. Le antiche facciate dei palazzi romani sono tappezzate di manifesti che chiedono, per l'ennesima volta, il ritorno al Pantheon delle spoglie di Vìttorio Emanuele III (sepolto dal 1948 i - Ala chiesa di santa Caterina nel centro di Alessandria d'Egitto) e della regina Elena (sepolta dal 1952 a Montpellier in Francia).

Ma c'è di più. Se col programma di Caracciolo è riesploso l'attivismo dei monarchici e si è riaccesa la curiosità degli storici e dell'opinione pubblica per i Savoia si è anche rimesso in moto un delicato meccanismo politico. Protagonisti, il marchese Falcone Lucifero, ministro della Real Casa, e Sergio Boschiero, segretario generale dell'UMI. Obiettivi, a trentatrè anni dal referendum istituzionale del 2 giugno 1946: prima, il ritorno al Pantheon delle salme dei Savoia, poi, la soppressione del capitolo XIII delle disposizioni transitorie e finali della Costituzione (« i membri e i discendenti di casa Savoia non sono elettori e non possono ricoprire uffici pubblici né cariche elettive. Agli ex-re di Casa Savoia, alle loro consorti, e ai loro discendenti maschi sono vietati l'ingresso e il soggiorno nel territorio nazionale »).

Dice Boschiero: «Sono norme anacronistiche in un mondo dove si parla tanto di diritti civili delle persone». Dato che la scelta repubblicana dell'Italia è ormai irreversibile, considerato che i monarchici sono in pratica un circolo di opinione e non più una lobby consistente come nel secondo dopoguerra, convinti che uno Stato moderno debba essere alieno da forme punitive di provincialismo alla Idi Amin Dada (il dittatore ugandese aveva proibito il ritorno in patria delle salme dei suoi avversari), sessanta parlamentari hanno accettato di firmare una interrogazione sul problema dei Savoia.

Fra di loro ci sono democristiani (da Massimo De Carolis a Rossi di Montelera), socialdemocratici, liberali (il sottosegretario alla Giustizia Raffaele Costa), indipendenti e anche qualche socialista.

Se i monarchici contano soprattutto sul gruppo dei sessanta e sui due milioni di firme popolari raccolte in questi mesi dai Comitati permanenti di agitazione per la sepoltura al Pantheon sperano anche di trovare fra gli alleati della loro battaglia il partito radicale.

«Pannella, che da sempre lotta per i diritti civili», dicono all'Umi, «potrebbe darci una mano». «E anche il presidente della Repubblica Sandro Pertini», aggiunge con studiata disinvoltura Sergio Boschiero. «Perché Pertini non fa rimuovere quegli assurdi veti?», chiede Boschiero, «io come monarchico arrivo a dire che se lui facesse il gesto di andare a Fiumicino a ricevere le due care salme aiuterebbe più la Repubblica della Monarchia ».

Dato che nelle democrazie repubblicane europee gli ex - regnanti, buoni o cattivi, sono stati reintegrati completamente nella vita pubblica, i monarchici italiani ricorreranno alla commissione internazionale dei dritti dell'uomo e persino ad Amnesty International per ottenere dall'ONU l'appoggio alle loro rivendicazioni.

Ma sciogliere il nodo Savoia sarà molto difficile per il governo di Roma. Da anni la questione delle salme e quella del ritorno in patria di Umberto II (l'ex-re si trova in esilio a Cascais in Portogallo dal 13 giugno 1946) si trascinano da un ministero all'altro. Pregiudizi, vecchie ruggini, colpe storiche attribuite ai Savoia, una certa avversione per la casa regnante che aveva sempre chiuso occhi e orecchie di fronte alle nefandezze del fascismo, dopo aver spalancato a Benito Mussolini la porta del potere, hanno sempre bloccato ogni soluzione. Nel 1972, il governo centrista di Giulio Andreotti aveva proposto per le salme il ritorno a Superga, e non a1 Pantheon, considerata una soluzione troppo assolutoria per il piccolo re (al Pantheon sono sepolti i re Vittorio Emanuele II e Umberto I). Oggi i monarchici però insistono sul Pantheon, e sono irremovibili sul ritorno di Umberto. E l'ex-re cosa ne pensa? Panorama lo ha intervistato a Cascais.

Domanda. Dove desidera siano sepolti definitivamente i suoi genitori?

Risposta. O al Pantheon o niente. Non ci sono vie di mezzo. Io ho il mio principio dal quale non posso demordere. I Re dell'Italia unita sono tutti là. Deve andarci anche mio padre. Le discussioni che si sono fatte e si fanno tuttora non le ammetto, pur capendo che c'è tanta gente che è contraria.

D. E la destinazione di Superga a suo tempo proposta nelle trattative segrete dal governo italiano?

R. Superga la rifiuto!

D. Desidera tornare in Italia?

R. Certo, è la mia patria.

D. Tornerebbe da privato cittadino evidentemente...

R. Tornerei come privato cittadino. E' il mio paese, non vedo perché non dovrei averne il diritto.

D. Senza abdicare?

R. Certo. Un re ha il dovere storico e dinastico di abdicare solo a favore di un altro Re, mai dì una repubblica.

D. C'è una norma Costituzionale che impedisce comunque il suo ritorno in Italia.

R. Le rammento che si tratta di  una disposizione transitoria. E quando le cose sono transitorie non devono durare in eterno.

Io ho 75 anni e in Italia voglio tornarci da vivo.