TRENT'ANNI DI ESILIO

di Alfredo Ortoleva


 
dal settimanale « Gente », Milano, 26 gennaio 1976, II parte

 

"Purtroppo la situazione politica interna è da allora man mano peggiorata e mi pare di non mancare di serenità e obiettività dicendo che ciò è avvenuto per mancanza di coraggio, per tristi intrighi di sottogoverno. Sicché, a partire dal messaggio del 28 settembre 1968 al Convegno Nazionale Universitario di Bologna (indetto dal Fronte Giovanile dell'Unione Monarchica Italiana), mi sono soffermato con particolare insistenza anche sul problema della libertà, riassumendo il mio pensiero nella frase: 'Con la libertà tutto è possibile, senza libertà tutto è perduto'. Chi abbia la pazienza di leggere i miei messaggi da allora fino a quello del 1974, troverà spesso ripetuta questa affermazione in cui profondamente credo.

" Vedo che anche lei, giornalista, ignorava quanto le dico. Non le pare che questo non sarebbe avvenuto se stampa, televisione e radio, avessero adempiuto e adempissero alla loro alta funzione di informare obiettivamente i cittadini ? La loro ragion d'essere è l'obiettiva e completa pluralità dell'informazione ".

Che cosa si sarebbe dovuto fare per evitare il dissesto economico, l'anarchia, la violenza, il disprezzo delle supreme istituzioni che contrassegnano oggi la vita nazionale?

" Mi pare di avere già risposto a questa domanda con quanto le ho detto finora. Posso aggiungere, se vuole, che prima di ogni affermazione e indicazione di soluzioni contenute nei miei inascoltati messaggi, ho sempre, dico sempre, avuto dai miei consiglieri e collaboratori tecnici di ogni problema, relazioni dotte e precise delle soluzioni che, date le situazioni del momento, occorreva adottare."

" L'Italia ha tecnici di competenza e autorità riconosciuti ed ascoltati in campo internazionale, inascoltati purtroppo per motivi politici in campo nazionale. Non posso qui ora riassumere le soluzioni appunto studiate di tempo in tempo per ogni problema, ma sono pronto a farlo ogni volta che lei o altri lo riterranno opportuno.

" Per me, democratico, studioso e Re, non vi è mai stata e non vi può essere la preoccupazione di distorcere soluzioni tecniche utili a tutta la nazione, per transeunti motivi politici e interessi di singole categorie. Come purtroppo è accaduto in Italia in questi anni, con i risultati appunto di dissesto economico, anarchia, violenza, disprezzo delle supreme istituzioni.

" Per me è invalicabile sempre il rispetto e la forza della legge, garanzia e limite dei diritti di ciascuno. Fondamentale per questo l'indipendenza e il prestigio della Magistratura che vuole dire sovranità della legge, come ebbi a ricordare solennemente anche nel mio proclama di doloroso commiato del 13 giugno 1946 ".

 

Secondo lei, il Processo degenerativo non è inarrestabile. E quali sono in concreto le vie da imboccare per riportare l'Italia al punto della legalità, al benessere economico, al rispetto delle virtù civiche e morali, che molti, attualmente, sembrano ignorare del tutto?

" Quello che lei chiama 'processo degenerativo' io lo considero per adoperare le parole del mio messaggio del dicembre 1968, l'ansia di rinnovamento che agita il mondo e in particolare la gioventù e le classi operaie'. Cioè in cosa vedevo e vedo, sotto concetti che sembrano nuovi 'il costante desiderio di avanzare dell'umanità'. Ma, ovviamente chi governa una nazione pur tenendo conto di tutto questo, nel generale interesse non deve mai cedere su quanto riguarda i beni inalienabili della libertà e dignità umana. Il processo degenerativo si forma non già venendo incontro a giuste 'aspirazioni di progresso' ma solo se lo stato crolla, se vi è la mancanza di una organizzazione pubblica capace di soddisfare con imparzialità, prudenza ed efficienza i bisogni collettivi. Sono queste le intollerabili deficienze dei governi che hanno portato all'attuale situazione.

" Ritengo che ciò non si sarebbe verificato con la Monarchia, istituto che rappresenta la nazione, la raffigura nel suo passato, la riassume nelle sue più profonde aspirazioni
nazionali. Essa ha la funzione di porsi arbitra suprema e regolatrice, non mai parte, nelle lotte feconde delle idee e degli interessi che si agitano nel popolo. Essa è come la bandiera che appartiene a tutti e a nessuno in particolare.

"Per quanto riguarda il dissesto economico cui lei fa particolare cenno, pur rendendomi ben conto della sua complessità e difficoltà ' riaffermo quanto le ho or ora detto: che l'Italia ha tecnici di grande competenza ed autorità riconosciuti nel mondo intero. Ma occorre dar loro ascolto e non favorire invece storture demagogiche pretese da chi non vuole soluzioni nel nostro sistema, ma sulle rovine di questo vuole creare sistemi politici ed economici del tutto diversi ".

Che significato ha l'esplicito riferimento, nel suo messaggio agli Italiani, alla stampa, alla radio e alla televisione, quali fattori primari della ripresa del Paese?

" Il riferimento è dovuto alla mia profonda convinzione nella efficacia della libertà e pluralità della informazione, senza la quale non si ha una nazione libera, ma un regime
che nasconde o deforma ciò che appare contrario alle proprie finalità di parte. Lei può trovare un'immediata conferma a quanto mi chiede, nella condotta di parte della stampa, della televisione e della radio di fronte al mio messaggio su cui lei mi sta intervistando. Ecco la ragione del mio preciso riferimento: ho sì certezza nella possibilità di arrestare quello che lei chiama 'processo degenerativo', ma occorre che stampa, televisione e radio combattano e non già aiutino l'opera di disfacimento dello Stato, per effetto della quale nessuno comanda e nessuno più ubbidisce, Questo non aiuta innovazioni e progresso, ma gli eversori d'ogni libertà ".