CELEBRAZIONE A TORINO          
DEL CENTENARIO DEL REGNO D'ITALIA
4-5 MARZO 1961

dal libro "Il Re dall'Esilio"



Il 4 marzo, onomastico di S. M. il Re Umberto II, si riunisce a Torino il gruppo dei Senatori del Regno e dei Consultori Nazionali dell'Unione Monarchica Italiana.

In rappresentanza di S. M. il Re interviene S. A. R. il Duca di Genova. Sono presenti anche le LL. AA. RR. i Duchi di Pistoia e di Bergamo.

La riunione ha luogo in casa del barone Giuseppe Manno, pronipote dell'omonimo senatore che il 17 marzo 1861, giorno della proclamazione del Regno d'Italia, presiedeva il Senato.

Il 5 marzo, anniversario della emanazione dello Statuto del Regno da parte del Re Carlo Alberto, ha luogo al Teatro Carignano una grande manifestazione commemorativa.

S. M. il Re è rappresentato dal giovane Duca Amedeo d'Aosta. Sono presenti le LL. AA. RR. i Duchi di Genova, Pistoia e Bergamo, il ministro della Real Casa, i dirigenti nazionali, regionali e provinciali dell'Unione Monarchica Italiana, molte rappresentanze comunali e gran folla di popolo.

Il conte Metello Rossi di Montelera, presidente regionale dell'U.M.I. per il Piemonte, legge il seguente telegramma di S. M. il Re:

"Più che mai vicino alla Patria che commemora il centenario del Regno, necessaria premessa all'Unità d'Italia, uniscomi a quanti oggi rinnovano il giuramento di servirla con appassionata dedizione."

"Solo così costruiremo, con l'aiuto di Dio, quell'Italia socialmente progredita, politicamente pacificata, economicamente prospera, saldamente unita nelle sue libere istituzioni e nei suoi sacri e inviolabili confini, rispettata in un'Europa concorde, che, come ho più volte detto, è il sogno ardente e il fermo proposito della nostra vita ".

                                                                                          UMBERTO


Segue l'orazione ufficiale dell'on. Alfredo de Marsico.

Quindi, S.A.R. il Duca d'Aosta, seguito dagli altri Principi, autorità, rappresentanze e popolo si reca a deporre corone di alloro col nastro azzurro e la sigla di S. M. il Re ai monumenti a Vittorio Emanuele II, a Cavour, a Garibaldi e a Mazzini.

A proposito della celebrazione del centenario riportiamo la lettera scritta dall'ambasciatore Raffaele Guariglia, Presidente Nazionale dell'Unione Monarchica Italiana, già ministro degli Affari Esteri del Regno d'Italia, al Presidente degli Stati Uniti d'America, John Kennedy, che nella celebrazione del centenario del Regno d'Italia, a Washington, non aveva ricordato il Re Vittorio Emanuele II, Padre della Patria:

Roma, 21 marzo 1961

Signor Presidente!

Mentre tutto il mondo libero guarda a Lei con particolare speranza noi Italiani lo facciamo con maggiore calore e affetto, giacché sappiamo che molti milioni di cittadini americani di origine italiana hanno contribuito ad eleggerLa Presidente degli Stati Uniti. E il Suo nobile gesto di voler personalmente partecipare alla celebrazione del Centenario del Regno d'Italia (che fu appunto proclamato in Torino il 17 marzo 1861, mentre ancora mancavano per l'Unità tutto il Veneto con Venezia - liberato nel 1866 - e tutto il Lazio con Roma - congiuntosi solo nel 1870), ci ha fatto onore ed ha entusiasmato e commosso gli Italiani. Ma per lealtà, noi che rappresentiamo i monarchici, vale a dire la maggioranza del popolo italiano, ci permettiamo di farLe presente - con il rispetto dovuto alla Sua altissima carica e alla Sua degna persona - che Ella, nel ricordare gli artefici dell'Unità italiana, ha omesso il nome del Re Vittorio Emanuele II, al Quale, nel centro di Roma, è dedicato il grande monumento - ricordo dell'Unità d'Italia - quale Pater Patriae, Padre della Patria Italiana. Giacché tale Egli fu. Evidentemente Ella è stato consigliato a ciò da interessati e piccoli uomini, i quali credono col silenzio di cancellare la realtà della storia e credono: così di comprimere la costante aspirazione della maggioranza degli italiani a tornare democraticamente ad una monarchia costituzionale sotto il Regno e la Guida del Re Umberto II. Celebrare l'Unità d'Italia senza ricordare il Re Vittorio Emanuele II è come ce lo consenta, Signor Presidente - celebrare l'indipendenza e l'unità degli Stati Uniti senza fare il nome di George Washington. Ma questa doverosa rettifica, che rispettosamente ci siamo permessi di fare, nulla toglie alla nostra riconoscenza per la Sua alta partecipazione alla commemorazione centenaria del Regno d'Italia, premessa indispensabile e necessaria dell'Unità d'Italia, ed alla costante fedeltà di tutti i monarchici italiani ai principi di libertà e di democrazia nella nostra Patria e nel mondo. Iddio l'assista, Signor Presidente, nella Sua grande opera e che i vincoli tra gli Stati Uniti e l'Italia divengano ognora più saldi in questo felice periodo in cui Ella reggerà le sorti del grande popolo americano. Con deferenti ossequi.

F.to: Raffaele Guariglia

Del pari riportiamo la lettera scritta da don Carlo Colonna di Stigliano, Presidente dell'Unione Monarchica del Lazio, al Sindaco dì Roma:

Roma, 19 marzo 1961

Signor Sindaco!

Nel manifesto da Lei indirizzato ai romani per il centenario della proclamazione di Roma a Capitale del Regno d'Italia, Ella ha taciuto del Regno, ma ha osannato al Presidente della Repubblica e alle istituzioni repubblicane. Tale fervore non può essere condiviso da tutti i romani che, come Lei sa, nel referendum del '46 votarono in maggioranza a favore della Monarchia. Tanto valeva quindi che da parte del Sindaco di Roma, peraltro stimato per il Suo amore verso la Città eterna, si fosse parlato, in questa solenne occasione soltanto dell'Italia e di Roma, nomi cari a tutti sotto qualsiasi regime.

F.to: Carlo Colonna di Stigliano