Colloqui con Re Umberto

Il dramma dell'8 settembre

di Nino Bolla

 

  • I nemici della Monarchia

 

Ed ecco il colloquio a Roma, dopo la liberazione, in piena Luogotenenza:

-Lei ha abbandonato la politica? - mi domanda.

-Per riacquistare la libertà

-Allora oggi non è venuto per parlare di politica?

-Gli uomini, quando hanno raggiunto la tranquillità, fanno di tutto per perderla. Potrei rivolgere a V.A.R. qualche domanda, diciamo difficile?

-Conosco la sua discrezione. Domandi pure.

-E’ certo di avere, oggi, intorno a sé dei “fidati”?

Mi fissa stupito. Sa che a Napoli, quando mi parlò della imminente nomina a ministro della Real Casa, dell’allora prefetto di Bari, Falcone Lucifero, mi permisi di approvare la scelta.

-La mia domanda non ha secondi fini.

-Ed io le rispondo che peggio ancora di sbagliare, è sbagliare su consiglio degli altri.

Non disarmo dinanzi a tanta sicurezza:

-Vostra Altezza Reale riceve un gran numero di personaggi e personalità, e, stando ai “si dice”, molti escono convinti di aver dato i migliori consigli…

-So sbagliare da solo, disse un filosofo a chi lo avvertiva che stava per compiere un errore. E non si trattava di un errore.

(A distanza di tempo e dall’esilio, vagliando ogni cosa e ripensando agli avvenimenti, molte cose oscure si sono chiarite, l’atteggiamento e la condotta di molte persone che mi furono vicine, hanno assunto ai miei occhi il giusto rilievo. Chi ebbe la mia fiducia e la meritava, ancor oggi ha la mia fiducia perché la merita. Certo oggi ricevo meno suggerimenti di allora, ma è evidente soprattutto nella mia situazione di re in esilio…”. Nota di Umberto II)

Colgo l’occasione per avere chiarimenti sulle cosiddette “defezioni” di taluni generali ed ammiragli:

Se è comprensibile che un giovane ufficiale, nel travaglio spirituale e sociale della Nazione, possa non considerare un giuramento, fatto in pieno dramma politico, come sacro ed inviolabile, a me pare enorme che persone ormai anziane, la cui carriera e la vita stessa furono legate a quel giuramento, si siano fatte cogliere da improvvise crisi, diciamo di coscienza…. O di interesse, non so. Ad esempio, tra i più agitati antimonarchici, è il generale Azzi, il quale scrive e parla come se la sua carriera abbastanza rapida e facile, fosse stata ognora ostacolata dalla Monarchia!”.

(Ho letto nel libro recente dell’ammiraglio Maugeri che egli per suffragare la propria fede repubblicana, con grande disinvoltura dichiara di aver rifiutato la proposta di diventare mio Aiutante di Campo Generale… E’ vero il contrario; la proposta fattami non venne accettata, no perché dubitassi della fede monarchica del Maugeri. Incrollabile fino al 1944, ma semplicemente perché il posto richiesto era ormai occupato dall’ammiraglio Garofalo” nota di Umberto II).

A questo punto mi decido ad una delle domane più delicate ed importanti:

- E’ vero che Vittorio Emanuele III, sollecitato dagli alleati e da personalità italiane dal settembre 1943 all’Aprile 1944, invece di abdicare resistette a tutte le pressioni, trovando infine il palliativo della Luogotenenza?