IL MANIFESTO SOCIALE DI UMBERTO

di Nino Bolla

In un colloquio con un inviato di "Oggi", il Re in esilio espone il proprio programma politico-sociale basato su una civiltà del lavoro che giunga a dare a tutti una casa e a fare tutti partecipi degli utili aziendali

Nella  prima metà di gennaio, a Cannes, ho visto Umberto di Savoia, il quale mi ha detto cose che meritano di essere riferite, perché sono in parte nuove, venendo quasi a costituire un "manifesto sociale" dell'ex sovrano: ed esprimono poi tutte un caldo amore di patria e un sincero affetto per il popolo italiano.

Ora Umberto di Savoia è tornato a Cascais, dove conta di rimanere almeno fino alla primavera.

Era rimasto a lungo a Cannes, anche a motivo dei preparativi per il matrimonio che si celebrerà il mese prossimo fra sua nipote Maria Luisa, figlia della regina Giovanna di Bulgaria, e il principe tedesco von Leiningen, ex ufficiale di marina, figlio di una principessa russa la cui sorella è moglie dell'attuale pretendente al trono di Germania.

Maria Pia e suo marito, già ospiti dell'Aga Khan, sono rientrati invece a Versailles. Maria José, rimessasi dall'indisposizione del mese scorso, è ritornata nel castello di Merlinge dove il principe Vittorio Emanuele, finite le vacanze, ha ripreso gli studi. Egli aveva trascorso la giornata dell'Epifania a Les Diablerets, a 1300 metri, con le sorelle Maria Gabriella e Maria Beatrice, appassionate di sci come il fratello.

"Darei la vita per l'Italia"

Le prime parole di Umberto di Savoia sono per la sua famiglia: «Ci unisce tutti il più profondo affetto, anche se purtroppo siamo così spesso divisi dalle inevitabili necessità della vita» .

Umberto di Savoia dice poi che i soggiorni sulla Costa Azzurra e nella Svizzera, regioni confinanti con l'Italia, per evidenti motivi anche politici non debbono essere molto lunghi. Appena diffusa la notizia del suo arrivo molti italiani vengono infatti sempre a trovare il re in esilio.

Senza distinzioni di classi, e senza distinzioni politiche, beninteso, aggiunge Umberto. « Il mio affetto verso 1'Italia, profondo, dimostrato, segna il forzato esilio di una dignitosa attesa  che la Patria risorga. E voglio dichiarare, apertamente che  tale affetto è così sincero, tale fiducia così disinteressata che se per una completa resurrezione fosse indispensabile il mio massimo sacrificio, darei la mia vita stessa».

Dopo una pausa continua: «Se mi chiedessero per il bene assicurato della Nazione di buttarmi da quel balcone lo farei e finiscano una buona volta i dubbi sul mio tormentato sentimento di figlio costretto a stare lontano dalla terra in cui è nato».

Non lo avevo mai sentito parlare con un accento simile. Il suo discorso ora si allarga: tocca i grandi temi della politica nazionale: «Non si può restare sulle posizioni raggiunte. Parlare di monarchia assoluta, o di conservazione a tutti i costi di situazioni e privilegi del passato, è non solo anacronistico, ma assurdo. Andare con i tempi, evitando i salti nel buio; soprattutto rifare l'Italia facendo gli italiani, cioè dando anche alla maggioranza quella coscienza nazionale che spontaneamente conduce a considerare straniero lo straniero, e cittadino della Patria chi non serve anzitutto altro Paese che il proprio, sia in politica interna sia in politica estera».

«Questo sarebbe il compito di un re moderno», prosegue Umberto. «Un sovrano al disopra dei partiti, arbitro nelle decisioni in cui sia in gioco l'interesse del Paese minacciato da tentativi demagogici; sostenitore, a spada tratta, dei meriti individuali (cioè gerarchia dei valori, non valore delle gerarchie); giudice anche severo verso gli abusi di qualsiasi parte; primo servitore della Nazione, anche se simbolicamente al vertice. Bisogna andare avanti, come va avanti nei tempi e col tempo il progresso sociale. Ecco perché, su vecchie posizioni conservatrici, io non vedrei oggi una utile azione monarchica. L'intelligenza e il lavoro sono i due aspetti della sovranità del popolo che, se sfruttata solo a fini demagogici, porta al grottesco d'un progressismo apparente ove, eliminato il re, chi lavorava ieri lavora oggi, chi soffriva ieri soffre oggi, ed i soli ad avere realmente modificato situazione e privilegi sono i profittatori delle sventure patrie ».


«Ma come pervenire in Italia ad un più alto tenore di vita? »

« Forse che in America non ci si è riusciti?  Lavoro ben rimunerato per tutti, garantito dalle leggi ed inserito nella organizzazione economica dello Stato attraverso il riconoscimento giuridico dei sindacati. Qual è l'aspirazione dei lavoratori? Una casa. La casa ai senza tetto, lavoro ai disoccupati, aiuto ai più bisognosi. Inoltre, il solo salario non basta, come non bastano i semplici aumenti di salario che portano sempre automaticamente ad un rialzo del costo della vita: il lavoratore deve essere interessato alla ricchezza ch'egli concorre a formare ».

« Allora, partecipazione agli utili? ».

«E perché avere paura delle parole e delle frasi? Sì, partecipazione, in rapporto al merito, è chiaro; partecipazione agli utili d'una ricchezza per formare la quale, ripeto, tutti concorrono: dal più umile alla più alta mente direttiva. Le difficoltà sorgeranno nei particolari, ma il principio, dal grande significato anche morale, è quello! ».

Unione sacra di tutti

Fra le numerose lettere che Umberto di Savoia ha ricevuto dall'Italia nei giorni scorsi, non poche ricordavano il 9 gennaio, anniversario della morte di VittorioEmanuele II. Con voce più lenta, Umberto dice: «Quando il mio Avo, chiamato per volontà di popolo "Padre della Patria", il 9 gennaio 1878, si spense, tutti gli italiani, nessuno escluso, lo piansero. Concordia, sia nelle ore tristi sia nelle liete. Perciò il giorno dell'anniversario della morte dell'unificatore dell'Italia, il mio pensiero si è inchinato dinanzi all'Altare della Patria dove il primo re d'Italia ed il Milite Ignoto assieme simboleggiano una moderna e al tempo stesso tradizionale nazione democratica che è stata ed è nella aspirazione di tutti i veri italiani ».

«Fra i partiti d'oggi in Italia molto si parla di "grande sinistra" e "grande destra", anche se a sinistra nulla ancora s'è fatto e a destra l'unione è appena iniziata. E' lecito domandare che cosa ne pensa? ».

« Il mio augurio è che si possa formare un blocco di unione nazionale, una specie di union sacrée, ma evitando che la si interpreti come difesa di situazioni o privilegi sorpassati; unione di tutte le forze sane, che rafforzi il centro ed a sua volta venga rafforzata, lontana da ogni estremismo. Solo così si può formare, naturalmente e senza scosse, quell'argine naturale da contrapporre alle forze antinazionali che, non l'Italia, ma unicamente lo straniero possono servire. Saluto quindi i combattenti della buona causa italiana, che nel nome dei valori tradizionali, ma comprensivi delle nuove intese umane nel mondo del lavoro, opponendosi alla lotta di classe difendono tutte le classi: così intendendo, nella uguaglianza dei diritti e dei doveri per tutti, il primo e migliore significato del problema della giustizia sociale».

In questo momento giunge il capitano Mario Castellani ad annunciare un gruppo di modenesi che, provenienti da Sanremo, vorrebbero salutare Umberto di Savoia.

«E poi dicono la rossa Emilia!», dice sorridendo il Re in esilio.