Alla VI assemblea dell'Unione Monarchica Italiana

 

Monarchici!

Il saluto da voi inviatomi alla vigilia di questa VI assemblea Nazionale, mi è giunto particolarmente gradito: ne ringrazio il Presidente Nazionale, il Segretario Generale, i componenti la Giunta e il Consiglio e tutti gli iscritti all’Unione Monarchica, tra i quali vi sono tanti nomi cari ad ogni italiano e che hanno ben meritato dal Paese per averlo servito e perché lo servono con dedizione fino al sacrificio.

Non abbiamo bisogno di ripeterci scambievolmente parole di amicizia e di fede: chi in questo travagliato periodo, tra tanti assilli e tante necessità d’ordine pubblico e privato, spontaneamente affronta la responsabilità, le preoccupazioni , gli oneri, i disagi e talora i rischi della democratica lotta per il ritorno della Monarchia, dà esempio della dote più bella e più alta dell’uomo: la fede, che vuol dire certezza.

Ebbene, monarchici, questa virtù, di cui mostrate d’esser dotati, ponetela non solo nel perseguire le finalità proprie della vostra Unione, ma anche nel contribuire a creare quello che ritengo indispensabile perché torni la prosperità e la concordia nell’Italia, nell’Europa e nel mondo: la fede nel domani.

Ecco quel che manca oggi e che rende vani tanti sacrifici e tanti lodevoli tentativi entro e fuori del nostro Paese: la certezza.

Certezza che la Nazione non perderà le sue libere istituzioni e non sarà travoltala conati di dittature, sempre condannabili:è quella certezza soltanto che potrà far riprendere alle forze della produzione quel continuo cammino che porta il capitale a creare nuovo lavoro; lavoro ben remunerato, garantito dalle leggi e inserito nell’organizzazione giuridica dello Stato, che non vietino però alle classi lavoratrici un’ ordinata azione intesa ad ottenere giusti patti di lavoro, nel quadro delle comuni fortune della produzione .

                                                                                      

Solo allora potranno essere risolti i problemi che più ci angosciano, prima come Italiani e come Cristiani, addirittura come uomini: la casa per i senza tetto, il lavoro per i disoccupati, e ogni più larga assistenza ai bisognosi.

Mi pare che nessuna provvidenza legislativa, nessuna norma d’imperio e nessun sacrifico finanziario della Nazione possano sostituire questo fattore morale, preminente e determinante i fatti politici ed economici: la certezza del domani.

Così nel campo internazionale, la stessa affannosa ricerca incombe su di noi e rende drammatico l’avvenire: la certezza di un domani di pace.

Non sta a me dire come si debba raggiungere questa meta dando finalmente equa soluzione a tanti problemi bob più dilazionabili, come quello della nostra amatissima Trieste; ma certo tutti possiamo, con la forza e la determinazione della nostra fede e dei nostri propositi, contribuire a creare quest’altra certezza.

Il mio pensiero riconoscente va in particolare a tutti coloro che con le arti, le scienze e le libere professioni tengono alto e accrescono il patrimonio spirituale della Nazione, e ai funzionari che , fedeli alle grandi tradizioni di integrità, senso di dovere e di sacrificio, hanno saputo mantenere, anche in tragiche circostanze la continuità amministrativa dello Stato.

 

Sono in queste categorie di cittadini la espressione delle classi medie, chiamate alle più dure prove, quali la guida e l’esempio nell’offerta della vita sui campi di battaglia e lo sforzo finanziario nel pagamento dei tributi.

E non si può rimanere indifferenti davanti alla constatazione che esse si vanno ma n mano proletarizzando, mentre occorre tendere con ogni sforzo ad elevare anche il proletariato, con quell’equilibrio di libertà e giustizia sociale, di cui ho parlato di recente ai giovani.

In alto, dunque i cuori:l’Italia che tra le più colpite dalla grande guerra , ha saputo , forse meglio di ogni altro Paese, affrontare i problemi della ricostruzione materiale, che sembravano sì immani da scoraggiare, troverà di certo anche quella via indispensabile per la completa ricostruzione morale. E voi , monarchici,dovete esser d’esempio, nella concordia e nel costume politico,nell’elevamento dalle basse diatribe quotidiane alla visone dei grandi problemi nazionali, nell’operare con assoluto e continuo disinteresse.

Solo così tutti i cittadini e tutti i partiti avranno piena fiducia negli istituti democratici, entro i quali ogni sviluppo e ogni riforma è possibile, purché lascino intatti i cardini fondamentali dello stato parlamentare.

Ecco il monito fidente e l’augurio fervido che attraverso voi monarchici, rivolgo all’amata Patria, cui da questo duro esilio, la Regina, io e i miei figli ci sentiamo ogni giorno di più indissolubilmente uniti; lavoriamo tutti concordi alla ricostruzione morale e materiale di un Italia politicamente pacificata, socialmente progredita, unita nei suoi confini consacrati dal sacrificio, rispettata in un Europa federata e in un mondo senza conflitti, di quell’Italia che è il desiderio ardente e il fermo proposito della nostra vita.

Viva l’Italia

 

Cascais, 1 maggio 1954                                                                  Umberto