L’esposizione è chiara e basta riandare a quel periodo per convincersene. Il viaggio di Hitler in Italia nel 1939 valse ad accentuare il dualismo esistente tra il Re e Mussolini. Quest'ultimo, che come dopo il 1925 e il 1929, tralasciando di “marciare” sullo Statuto, aveva agito con avvedutezza e tatto nei confronti di Vittorio Emanuele III, consigliato se non sollecitato da Hitler s’avviò lentamente verso la strada che doveva portarlo ad un aperto dissidio con Casa Savoia. Hitler ricorse perfino al principe d’Assia ( come rivela un altro documento a firma Dolmann) e, con la scusa di gettare i ponti per una collaborazione con Casa Savoia, perseguì lo scopo di sfruttare la parentela del genero del Re, per tranquillizzare la Corte italiana e prepararne meglio l’eliminazione. Perché di vera e propria eliminazione si trattava…..

Dopo gli avvenimenti del 25 luglio, che avevano colto di sorpresa Hitler, malgrado Kappler e tutto l’apparato spettacolare della Gestapo, l’ambasciatore von Makensen e il maresciallo Kesserling si sforzavano di trovare un modus vivendi perché la collaborazione italo - tedesca continuasse con il concorso della monarchia; ma a Berlino l’accaduto venne considerato non come un fatto interno della vita politica italiana, ma come un tradimento vero e proprio, e provocò una violentissima reazione. Legga!

Dal documento in parola si rileva: a) lo stato maggiore del Reich decideva l’invio precauzionale di truppe nella Valle Padana ( Divisione SS Leibstandarte) e a Pratica di Mare ( la divisione paracadutisti  al comando del generale Student), invio che venne naturalmente mascherato come rinforzo delle truppe già in marcia verso il settore Sud; b) gli organi politici, dopo lunghi colloqui di Hitler con Himmler e Kaltenbrunner, ordinavano lo spostamento nelle vicinanze di Roma, e precisamente a Frascati, ove si trovava lo stato maggiore di Student, di un fidatissimo gruppo di 50 ufficiali e sottufficiali delle SS, tolto dalle “Spezial Einheten Fuhrer Sondereinsatz ( truppe scelte per impieghi speciali), e il comando del gruppo venne affidato al noto SS Sturmbann Fuhrer Skorzeny, fidatissima creatura di Kaltenbrnner. ( detto tra parentesi, Skorzeny guiderà poi il gruppo tedesco per il prelevamento di Mussolini da Campo Imperatore).

I compiti che con questo piano erano affidati a Skorzeny, non riguardavano soltanto l’eliminazione della famiglia reale, ma di tutte le persone che in un modo o nell’altro s’erano dimostrate contrarie alla guerra od al suo proseguimento”.

E cioè al ministro Acquarone alla principessa Isabella Colonna, al capo e ai membri del governo, alle personalità più in vista della capitale… in base ad un elenco redatto da Kappler e consegnato a Skorzeny, prima della sua partenza per Berlino. Skorzeny giungeva a Frascati fra il 28 e il 29 luglio. Da quel giorno, e fino all’annuncio dell’armistizio, Roma visse continuamente sotto la minaccia di una nuova notte di San Bartolomeo.

Fu l’armistizio di Cassibile a rendere impossibile la esecuzione  totale del piano Skorzeny, che venne applicato invece, sin dove possibile, con la liberazione di Mussolini e con numerosi arresti susseguitisi nella capitale dopo il 14 Settembre”.

Umberto medita qualche istante, poi conclude:

Non e’ un sipario di sangue, ma l’oblio dei tristi giorni che deve calare tra il popolo tedesco e il popolo italiano. Se il nome dei dittatori può brillare momentaneamente di luce molto intensa, esso non oscurerà mai il nome di geni autentici come un Goethe o un Leopardi…

Perviene dal giardino un trillo festoso. Umberto II si alza, s’affaccia al balcone, mi chiama con il gesto. Le tre principessine sono rientrate dalla messa, ed ora Maria Beatrice e Maria Gabriella, sotto lo sguardo vigile e sorridente della sorella maggiore, Maria Pia, giocano con due bellissimi cani.

La principessina Maria Pia, che somigli in modo straordinario al padre ed alla nonna, pur non essendo ancora sedicenne, ha uno sviluppo fisico precoce che dà alla sua pensosa grazia una maturità anticipata. Maria Gabriella, ha qualcosa insieme del padre e della madre, con una finezza particolare tutta sua; fa da sorella maggiore a sua volta a Maria Beatrice, la quale, non potendo assumere un atteggiamento uguale con altri, fa disperare con le sue corse le sorelle.

Come si svolge la vita di Vostra Maestà qui?

La mia vita, qui, si svolge fra la compagnia delle mie figliuole e le letture, con visite saltuarie a Lisbona che e’ una città estremamente interessante, oltre che molto ospitale, come d’altronde tutto il Portogallo”.

E incontri con italiani?

Chi è di passaggio a Lisbona e lo desidera, è da me ricevuto; e non poche volte mi reco io a cercare operai italiani quando apprendo ove si trovano, e mi dispiace che lei riparta, perché avrei voluto accompagnarla a visitare, un po’ lontano da qui, un campo ove si trovano nostri lavoratori, tenaci, pazienti, apprezzatissimi…

Si è parlato di un viaggio di Vostra Maestà nell’America del sud e d’imminente effettuazione…

Per il momento, no. Comunque, il viaggio risponderebbe puramente a un mio desiderio intimo, nel ricordo sempre vivo delle visite del passato. E giacché siamo in argomento, le dirò che dopo tante dolorose vicende l’Italia abbisogna più che mai per la sua riaffermazione nel mondo di sentirsi vicini e solidali tutti i suoi figli, soprattutto quelli che, vivendo ed operando nelle libere Americhe, sono maggiormente in grado di comprendere e secondare la speranza d’una rinascita completa della nostra Nazione…

Poiché dovrò ripartire nel pomeriggio del giorno dopo, il Re m’invita per la mattina per un ulteriore colloquio.