Italiani!

Ormai alla vigilia della consultazione, in cui dovrete scegliere fra monarchia e repubblica, desidero ancora una volta parlarvi a cuore aperto.

Costretti ad assumere , per voi ed i vostri figli, la responsabilità di una scelta così grave, un dubbio assilla molte coscienze: qual è il mio più alto dovere? Come devo agire per il bene della Patria? La risposta non può venire dagli uomini, ma solo da un più alto e infallibile Consigliere.

Come ho già più volte dichiarato, io accetterò il responso del popolo, liberamente espresso e aggiungo che chiederò ai fedeli sostenitori della monarchia di rispettare anch’essi senza alcuna riserva la decisione della maggioranza.

Ma serbando la corona, non vorrei che il numero degli insoddisfatti fosse tale da farmi sentire una profonda amarezza anche perché pur tra assertori delle istituzioni repubblicane sono numerosi gli uomini di mente elevata e cuore puro, che con onesta coscienza aspirano ad un mutamento della forma dello stato.

                                                                       

In vista di tali circostanze anch’io ho chiesto a me stesso: qual è il mio dovere per il bene supremo della Patria?E anch’io come voi non ho potuto chiedere che a Dio di guidarmi.

Italiani!

Vi dico solennemente che in caso di affermazione dell’Istituto monarchico, accetterò le responsabilità che ho assunte secondo la legge all’atto della successione;ma per quanto mi riguarda e mi compete, mi impegno ad ammettere che appena la Costituente avrà assolto il suo compito possa ancora essere sottoposto agli italiani- nella forma che la rappresentanza popolare volesse proporre - la domanda cui siete chiamati a rispondere il 2 giugno.

Allora molte passioni si saranno placate ; molti che oggi sono  perplessi avranno avuto il tempo per fare una scelta ponderata.

Allora potranno partecipare alla consultazione - come ognuno di noi fervidamente desidera – tutti i cittadini italiani, anche quelli dei territori di frontiera , oggi esclusi dal diritto di voto, anche i prigionieri di guerra che ancora attendono di ritornare alle loro case.

Italiani!

Nella serena coscienza di aver presente solo il bene del Paese, esprimo oggi dal più profondo dell’animo l’augurio che questo mio nuovo atto giovi per esso alla pacificazione generale, e contribuisca alla rinascita della nostra Italia in un atmosfera di interna concordia e di feconda collaborazione.

 

Genova 31 Maggio 1946                                                     Umberto