Italiani!

Alla vigilia del nuovo anno, come sempre, da ogni parte d’Italia e del mondo, ove in alacre lavoro vivono i nostri fratelli,mi giungono voti augurali, tanto cari al mio cuore.Ma non sono in minor numero le esortazioni a dire la mia parola di Re in un momento che molti giudicano grave per la Patria.

In questi lunghi anni del mio esilio non ho mai voluto interferire nelle vicende politiche italiane, nonostante le frequenti sollecitazioni, anche di fedeli amici, per non rendere più arduo, come ho detto nel mio messaggio del 13 giugno 1956, il compito di coloro che hanno la responsabilità di governare il nostro Paese negli uffici di un regime estraneo alla storia ed alla tradizioni nazionali, imposto all’Italia in un’ora di grave turbamento degli spiriti.

 

 

 

Oggi, però, non posso rimanere insensibile alle preoccupazioni di quanti temono due possibili eventi.

Il primo è l’instaurazione di una forma di ordinamento regionale che, lungi dallo stabilire un sano decentramento amministrativo, ponga in pericolo quell’unità nazionale che è il sacro retaggio lasciatoci da nostri padri e la gloria maggiore della mia Casa.

Il secondo è un’inflazione che possa travolgere il potere d’acquisto della moneta, con tanta saggezza salvato in un recente passato, e che va difeso soprattutto a presidio delle classi popolari.

Nel nuovo anno che sorge, il mio augurio, come sempre fervido ed appassionato per tutti gli italiani, è che queste paventate jatture vengano risparmiate al nostro Paese per un senso di responsabilità degli uomini che sono oggi al governo della cosa pubblica e di tutti gli elettriche fra pochi mesi saranno chiamati ad esercitare il oro diritto di voto.

Ciascuno pensi all’avvenire della Patria e ricordi quanto hanno fatto le generazioni che ci hanno preceduto. A noi non spetta compito meno importante : dobbiamo assicurare le libere istituzioni da ogni pericolo di eversione, incrementare la comune prosperità, accrescere i vincoli che ci legano con gli altri popoli d’Europa e del mondo.

Con i valori spirituali e tradizionali, che sono l’anima della Nazione, assicureremo all’Italia un lungo avvenire di concordia, benessere e libertà.

 

Cascais,31 Dicembre 1962                                                                Umberto